Prima volta della Evelyn Maersk al La Spezia Container Terminal

07.02.20 – Lo scorso 4 febbraio il La Spezia Container Terminal ha dato il benvenuto alla nave portacontenitori da 15.500 TEU Evelyn Maersk. Le opoerazioni commerciali sono state completate il 6 febbraio e la nave è ripartita alle orte 12.00 in perfetto orario.

Costruita nel 2007, la nave è stata la prima di otto unità di classe ‘Emma Maersk’, all’epoca del varo tra le più grandi portacontainer del mondo. Attualmente è impiegata sul servizio AE20 dell’alleanza 2M, conosciuto anche come Dragon/AM1, un importante network per l’import proveniente dall’Asia e per l’export diretto nel Medio ed Estremo Oriente.

La Spezia è il primo scalo italiano della rotazione AE20. La Evelyn Maersk è partita da Shanghai il primo dell’anno, scalando Ningbo, Xiamen, Yantian e Singapore, il porto di King Abdullah, Suez e Beirut, prima di entrare nel Golfo dei Poeti e attraccare lungo le banchine del La Spezia Container Terminal, martedì 4 febbraio.

Operata dalla compagnia Moller-Maersk A/S e battente bandiera danese, la Evelyn è lunga poco meno di 400 metri e larga 56 metri.

Porto di Ravenna, in lieve calo la movimentazione di merci nel 2019

06.02.20 – La movimentazione del 2019 nel Porto di Ravenna è stata pari a 26.256.248 tonnellate di merce, in lieve calo rispetto all’anno precedente (-1,6%). Gli sbarchi e gli imbarchi sono stati, rispettivamente, pari a 22.412.881 (-1,8%) e 3.843.367 (+0,5%) tonnellate. La movimentazione mensile è stata in crescita fino a metà anno, poi i mesi estivi, in particolare luglio, sono stati piuttosto negativi, mentre i restanti mesi hanno avuto un andamento altalenante.

Analizzando le merci per condizionamento si evince che le merci varie sono diminuite del 4,3%, le rinfuse solide dell’1,2%, mentre, per quanto riguarda le rinfuse liquide, i petroliferi sono calati dell’1,0% e gli alimentari e i chimici sono aumentati del 2,3%. Tra le merci unitizzate, quelle su rotabili risultano in calo dell’1,9%, mentre quelle in container sono aumentate dello 0,2%.

Per quanto riguarda i prodotti metallurgici, pari a 6.378.451 tonnellate e che rappresentano il 24,3% del traffico totale, si è registrata una diminuzione di 185 mila tonnellate, ovvero del 2,8%. Il porto ha registrato un forte calo nei mesi estivi (-450.000 tonnellate a luglio e agosto rispetto agli stessi mesi del 2018) probabilmente determinato dalla brusca frenata della produzione italiana di acciaio iniziata a luglio 2019 (-8,0% a luglio).

A giustificare il netto calo produttivo è il brusco stop dei “piani”, dovuto con tutta probabilità ai problemi che sta affrontando il sito di Taranto (avvio dello spegnimento di un altoforno, nonché crollo di una gru di banchina causato dal maltempo). La crisi del settore dell’acciaio e la situazione dello stabilimento Ilva di Taranto potrebbero avere inciso sull’approvvigionamento di tali prodotti.

In diminuzione anche i materiali da costruzione (-4,5%), pari a oltre 5 milioni di tonnellate, ovvero il 19,1% del totale movimentato.

Il comparto agroalimentare (derrate alimentari e prodotti agricoli), con 5.486.565 tonnellate di merce, è in linea con il dato dello scorso anno. In particolare, risultano in calo i cereali (-8,6%), le farine (-15,2%) e gli oli vegetali (-2,8%); in crescita, invece, i semi oleosi (+40,7%) importati perlopiù dal Brasile, dall’Ucraina e dagli USA. Il calo delle farine e l’aumento dei semi oleosi è dovuto al funzionamento a pieno regime di uno stabilimento che ha sede nel porto e che produce olio e farine dalla lavorazione dei semi oleosi. Conseguentemente è aumentato l’import di semi oleosi ed è diminuita la quantità di farina importata via mare.

La movimentazione di cereali risulta in linea con quella dello scorso anno per tutte le tipologie di prodotti (frumento, granoturco, sorgo). In calo il grano tenero in arrivo via mare in quanto è risultato molto competitivo l’import via treno dall’Ungheria.

Si è chiuso in positivo il dato traffico contenitori che sono stati pari a 218.138 TEUs (137.809 pezzi), in aumento di 1.818 TEUs (0,8%); in particolare i pieni sono stati 169.534 TEUs (108.525 pezzi) 5.571 TEUs in più (+3,4%).

Il numero dei trailer è stato pari a 66.853 unità, in calo rispetto allo scorso anno (-3,6%); di questi 62.264 pezzi sono stati movimentati sulla linea Brindisi-Catania e 4.589 sulla linea da/per l’Albania. Per quanto riguarda il settore automotive, nel corso dell’anno sono stati sbarcati 10.223 (-16,0%). Positivo il traffico ferroviario del 2019 che con 3.566.129 tonnellate ha registrato il proprio record storico con un lieve incremento pari allo 0,1% rispetto al 2018 rappresentando il 13,6% del totale movimentato al porto. Sono aumentati in modo significativo i cereali e gli sfarinati pari a 235.108 tonnellate, quadruplicate rispetto allo scorso anno, e diretti a Parma, allo stabilimento della Barilla e ad Acquanegra Cremonese e Fossano.

In aumento anche i chimici liquidi, pari a 240.657 (+18,7%), i metallurgici, pari a oltre 2 milioni di tonnellate (+0,8%) e la merce in container (+8,8%). In calo le partenze di materie prime per le ceramiche, pari a 862.967 (-20,6%)e diretti perlopiù a Dinazzano. I TEUs trasportati su ferrovia sono stati pari a 16.531, il 7,6% del traffico portuale di contenitori al netto del transhipment.

Porto di Civitavecchia, presto un protocollo operativo per le emergenze

06.02.2020 – Si è tenuta ieri mattina, presso la sede dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, alla presenza del suo presidente Francesco Maria di Majo e del Comandante del porto, Vincenzo Leone, la consueta riunione settimanale sugli accosti delle navi nel porto di Civitavecchia.

Tuttavia, nell’incontro di ieri si è affrontata la questione del coronavirus; in particolare, il presidente di Majo e il comandante Leone hanno informato i presenti sullo stato della situazione ribadendo l’importanza che sia l’Autorità Sanitaria ad accertare, nel più breve tempo possibile, la cosiddetta “definizione del caso sospetto” in maniera tale che le Autorità competenti nell’ambito del cluster portuale possano cooperare in maniera efficace anche a supporto delle attività della stessa Autorità Sanitaria.

“All’incontro di questa mattina seguirà un’ulteriore riunione, presso l’Autorità Marittima, per la definizione di un vero e proprio Protocollo Operativo tra tutte le Autorità competenti in ambito portuale al fine di poter gestire, ora come per il futuro, le emergenze nel migliore dei modi assicurando sicurezza e una gestione corretta all’interno dello scalo”, dichiara il presidente dell’AdSP.

“Col presidente di Majo abbiamo ribadito la necessità – precisa il Comandante Leone – di veicolare le informazioni in maniera corretta affinché si eviti di generare ingiustificati allarmismi”.

Positivo il bilancio 2019 per i porti pugliesi dell’Adriatico

05.02.20 – Traffici portuali in rilevante crescita nel sistema dell’Adriatico meridionale che chiude il 2019 con 4.716 scali in totale (128 in più rispetto al 2018) e con 15.451.697 tonnellate di merci transitate, il 2,1%  in più rispetto all’anno precedente.

Significativo il dato delle rinfuse solide che segnano un +5%, con quasi 6 milioni di tonnellate movimentate.

Aumenta del 3,1% la stazza lorda delle navi che toccano i porti del sistema, a dimostrazione dell’attrattività degli scali e della conseguente necessità, nell’immediato futuro, di adeguamento delle infrastrutture, con particolare riferimento ai fondali.

I passeggeri movimentati (traghetti e crociere) sono stati 2.474.927

Porto di Bari:  il 2019 è stato un anno record per lo scalo del capoluogo di regione. 2.355 scali in totale (68 in più rispetto al precedente anno). Il quantitativo delle merci movimentate è salito dell’11,1%,  raggiungendo il livello complessivo di più di 6milioni di tonnellate; il maggior contributo è stato dato dall’imbarco e sbarco delle rinfuse solide che è aumentato del 35%.

La movimentazione dei container è cresciuta del 21% per un totale 82.627 teu (14.365 in più rispetto all’anno scorso).

Particolarmente dinamica è stata la movimentazione di merci a mezzo Tir e semirimorchi che è cresciuta di ben 7.932 pezzi, raggiungendo la ragguardevole cifra di 165.945.

Fiore all’occhiello del porto è stata la movimentazione connessa ai flussi turistici della crocieristica che ha raggiunto la cifra record di 674.675 persone (254.657 imbarchi/sbarchi e 420.018 transiti) con aumento, rispetto al 2018, di ben 101.769 unità, pari al 17,8%, un dato che consolida la posizione del porto di Bari tra i top 20 a livello europeo.

Bari, infine, conferma e consolida la propria posizione di primo porto italiano per traffico internazionale passeggeri su navi di linea: nel 2019 sono stati circa 1,20 milioni i passeggeri che hanno transitato a bordo di navi traghetto Ro/RO.

Se Bari ha fatto da traino in questo trend positivo, non meno rilevanti sono le performance dei porti di Manfredonia e Monopoli.

Porto di Manfredonia: segna, rispetto al 2018, una crescita sia nel totale delle tonnellate movimentate, circa il +30% (movimentate 568.629 tonnellate, ossia circa 129mila in più), che nelle rinfuse solide che crescono del 35.4% e sono rappresentate per lo più da cereali (253.559 tonnellate, +14,5%) e, non ultimo, nel numero degli accosti registrati che toccano quota 230, vale a dire 34 in più rispetto al 2018.

Porto di Monopoli:  esplodono le crociere nel porto bomboniera del sistema. Nell’anno appena trascorso si è registrato un +90.4% di aumento dei transiti dei croceristi che conferma sempre più l’importanza dello scalo per il settore turistico regionale.

Positive le performance delle altre tipologie di traffico. Nel 2019 si sono registrati 133 accosti (33 in più rispetto all’anno precedente) e una movimentazione complessiva di 517.842 tonnellate, il 34.3% in più rispetto al 2018. Le rinfuse liquide segnano un’impennata addirittura del più 80% (trattasi prevalentemente di oli vegetali e biodiesel). Buona la performance registrata, anche, dalle rinfuse solide (+5.5%), rappresentate principalmente da derrate alimentari, minerali/cementi, calci e da prodotti chimici.

Porto di Barletta: nel 2019 si sono registrati 186 accosti (5 in meno rispetto al 2018), si sono movimentate poco più di 800.000 tonnellate (-8% circa dell’anno precedente)

Porto di Brindisi: restano stabili i dati, rispetto al 2018. Nell’anno appena trascorso si sono avuti 1.812 accosti, dato praticamente invariato rispetto all’anno precedente che si rapporta ad un calo complessivo del -6.1% delle merci movimentate (7.460.776 di tonnellate). Tale flessione è verosimilmente influenzata dalla diminuzione della movimentazione dei prodotti petroliferi e del carbone. Poco, infatti, possono influire sul totale i sensibili aumenti registrati, invece, delle general cargo (+98.850) dei minerali/cementi e calci (+460.704 tons), dei prodotti petroliferi gassosi (+40.000 tons) e, in misura minore, dei prodotti chimici e metallurgici.

Nel porto di Barletta il calo dei traffici è connesso alla limitazione della infrastruttura, e pertanto i dragaggi, l’abbattimento dei silos e la connessa riqualificazione della banchina, la manutenzione straordinaria delle banchine operative, lo spostamento dei depositi di carburante e la nuova stazione per le crociere, tutte opere in corso di cantierizzazione – commenta il presidente dell’AdSP MAM Ugo Patroni Griffi permetteranno di recuperare, a breve, cospicui volumi di traffico. Per Brindisi – che soffre una crisi connessa al mutamento del ciclo produttivo della centrale Enel – è invece necessario assecondare, attraverso una decisa infrastrutturizzazione, l’evoluzione dello scalo, conformemente alla propria storica vocazione, in una prospettiva polifunzionale: turistica, industriale e gateway commerciale. Le opere programmate, i cui tempi di realizzazione – grazie alla condivisa programmazione con tutti gli stakeholders pubblici e privati, nonché alla attenzione dichiarata del governo – dovrebbero subire una forte accelerazione, ci consentiranno di rendere lo scalo strategico, competitivo e all’avanguardia nei mercati nazionali e internazionaliTra le opere strategiche per Brindisi si ricordano gli escavi e la struttura per il contenimento dei sedimenti; l’acquisto della stazione marittima privata e dei piazzali attigui, da riqualificarsi; la realizzazione di infrastrutture leggere a supporto del traffico extra Schengen, la  project review – al fine di poter gestire efficientemente anche il traffico con l’Albania – e l’indizione del relativo appalto per la realizzazione del terminal  passeggeri Le Vele; la realizzazione di un pontile a briccole e la ristrutturazione lato mare della ex stazione marittima. Le predette opere trovano copertura in finanziamenti a radice comunitaria afferenti ai programmi operativi interregionali, nazionali e regionali 2014/2020 e nell’Interreg Greece/Italye pertanto l’accelerazione della loro esecuzione è necessaria anche ad elidere il, concreto, rischio del definanziamento.”

Il sistema portuale dell’Adriatico centrale genera 9000 posti di lavoro. Lo svela uno studio statistico

05.02.20 – E’ come se fosse una grande impresa che occupa 9.016 persone. Questo il valore dell’occupazione complessiva del sistema portuale, che va da Pesaro ad Ortona, secondo la ricerca “Analisi d’impatto occupazionale del sistema portuale del mare Adriatico centrale”, realizzata dalle società leader per ricerche statistiche Questlab e Quantitas di Venezia su commissione dell’Adsp e presentata oggi in una conferenza stampa nella sede dell’istituzione ad Ancona.

Secondo la prima grande analisi sugli occupati nella realtà portuale del mare Adriatico centrale, gli addetti complessivi del settore privato del sistema, a fine 2018, risultano essere 8.066 con una crescita del 1,9% sul 2017 quando erano 7.912. Al dato complessivo si devono aggiungere circa 950 persone occupate nelle pubbliche amministrazioni esclusivamente competenti in ambito portuale (tra cui Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Capitaneria di porto, Guardia di Finanza, Polizia di frontiera, Sanità marittima, Autorità di sistema portuale), che portano il totale degli addetti a 9.016, con una crescita complessiva del +1,7% sugli 8.861 addetti del 2017.

Perché l’analisi?

L’obiettivo dell’approfondimento è quello di valutare l’impatto e la tipologia del lavoro nei sei porti di competenza dell’Autorità di sistema portuale, Pesaro, Ancona, Falconara Marittima, San Benedetto del Tronto, Pescara e Ortona. In particolare, lo scopo della ricerca era di individuare le principali attività degli scali dal punto di vista dell’intensità occupazionale, approfondire l’impatto diretto e indiretto delle attività portuali sull’occupazione e disporre di proiezioni sul trend del lavoro anche attraverso la somministrazione di questionari da compilare on line. L’universo interessato dall’analisi comprende 424 aziende fra coloro che sono titolari di concessioni e autorizzazioni e quelli che, negli ultimi due anni, hanno compiuto lavorazioni in ambito portuale. Gli addetti del settore della pesca sono stati calcolati grazie alla collaborazione delle Capitanerie di porto che, fra le loro varie competenze, hanno la tenuta del registro degli imbarcati. Del totale delle 424 imprese interessate dalla ricerca, l’analisi ha individuato che 99 hanno sede all’interno dei sei ambiti portuali mentre 325 sono le aziende che hanno sede esterna ai porti.

Le imprese portuali dell’indagine

Delle 424 imprese interessate dall’indagine, 135 sono della cantieristica, 70 di altre attività commerciali (autotrasporto, servizi ai passeggeri, provviste navali, venditori di carburante, imprese impegnate negli interventi subacquei e nella pulizia degli specchi acquei, altri servizi connessi al traffico marittimo e logistico), 49 sono agenzie marittime, portuali, terminaliste e spedizionieri, 46 sono del settore pesca, 43 della nautica/turistica da diporto (marine e servizi connessi al diportismo), 37 di altre attività (imprese edili, officine meccaniche, servizi per gli autoveicoli in transito nei porti), 24 sono i pubblici esercizi, 12 di altre attività industriale (stabilimenti produttivi all’interno degli scali, dedicati alla manifattura, industrie del legno, industrie meccaniche presenti nei porti) e 8 i servizi tecnico-nautici (piloti, ormeggiatori, rimorchiatori).

Gli occupati nei porti

Gli addetti complessivi del settore privato del sistema portuale a fine 2018 risultano essere 8.066 con una crescita del 1,9% sul 2017 quando erano 7.912. Al dato complessivo si devono aggiungere circa 950 persone occupate nelle pubbliche amministrazioni esclusivamente competenti in ambito portuale (tra cui Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Capitaneria di porto, Guardia di Finanza, Polizia di frontiera, Sanità marittima, Autorità di sistema portuale), che portano il totale degli addetti a 9.016.

Dalla distribuzione degli occupati nei porti emerge che nello scalo di Ancona-Falconara Marittima lavorano il 74,4% del totale degli addetti, in quello di Pesaro l’8,2%, ad Ortona il 7,7%, a San Benedetto del Tronto il 5,9% e a Pescare il 3,9%.

Dall’analisi emerge, quindi, che nel porto di Ancona gli occupati nelle imprese sono 5.998, con una crescita del +1,6% sul 2017 quando erano 5.903, cui vanno aggiunte altre 530 persone occupate nelle pubbliche amministrazioni con competenza esclusiva in ambito portuale per un totale di 6.528 addetti.

Nel porto di Pesaro i lavoratori nelle imprese sono 663, +8,8% sul 2017 quando erano 609, con un incremento legato soprattutto alla cantieristica. Sono 619 gli occupati del porto di Ortona, +3,8% sui 596 del 2017. Nel porto di San Benedetto del Tronto, i lavoratori sono 475, con un aumento del +1,2% sul dato di 470 del 2017. Nel porto di Pescara, gli occupati sono 311, -6,7% sui 333 del 2017.

Gli occupati per settori di attività

Gli addetti crescono nella maggior parte dei settori portuali analizzati. Del totale degli 8.066 occupati del 2018 (+1,9% sui 7.912 del 2017), la cantieristica è il settore con il maggior numero di addetti: 4.139 persone, con una crescita del +3,8% sui 3.988 del 2017. Segue, come numero di occupati, la pesca con 1.661 addetti, che registra però un calo del -4,8% sui 1.746 del 2017. Sono 808 gli addetti delle agenzie marittime, portuali, terminaliste e spedizionieri, con un aumento del +2,5% sui 788 occupati del 2017. Crescono addirittura del +18,9% i lavoratori delle attività commerciali, che passano dai 442 del 2017 ai 526 del 2018. Scendono, invece, gli occupati delle attività della nautica/turistica da diporto (-6,4%), da 441 a 413. Le attività industriali registrano un leggero aumento (+0,9%) con 174 occupati nel 2018 sui 173 del 2017. Crescono anche i lavoratori dei pubblici esercizi (+3,5%), passando da 137 a 142 addetti, e del +5,4% quelli dei servizi tecnico-nautici ((piloti, ormeggiatori, rimorchiatori) con 135 persone rispetto ai 128 del 2017.

Focus sul porto di Ancona

Sono 6.528 i lavoratori complessivi del porto di Ancona: 5.998 i lavoratori dei settori privati (+1,61% rispetto ai 5.903 del 2017) e 530 lavoratori delle pubbliche amministrazioni direttamente competenti sulle attività portuali. La cantieristica navale è il settore con il maggiore numero di lavoratori nel porto di Ancona, con un’incidenza del 64% sul totale degli occupati. Vi lavorano infatti 3.686 persone, con una crescita del +2,54% sui 3.594 addetti del 2017. Gli occupati del porto di Ancona connessi al traffico passeggeri e merci sono, in totale, 1.736 nel 2018, con un incremento del +4,2% sui 1.666 del 2017: 652 sono gli addetti nelle agenzie marittime, portuali, terminaliste e spedizionieri, 139 quelli dei pubblici esercizi, 354 nelle attività commerciali, con una crescita del +17,2% sul 2017, 56 nei servizi tecnico-nautici (piloti, ormeggiatori, rimorchiatori) a cui si aggiungono le 530 persone occupate nelle pubbliche amministrazioni con competenze esclusivamente portuali.

Sono 177 le persone che lavorano nella nautica/turistica da diporto, 144 nei pubblici esercizi, 95 negli altri, 84 nelle attività di carattere industriale. La pesca, con i suoi 750 addetti, registra un calo del -9,11% dell’occupazione sugli 825 del 2017, coerente il dato generale del sistema.

DICHIARAZIONI

Rodolfo Giampieri, presidente Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centrale

“Quando i numeri sono così importanti, lo sono anche le responsabilità e le decisioni conseguenti. Nei sei porti dell’Autorità di sistema portuale ogni giorno entrano a lavorare più di 9 mila persone. Del totale ben 6.528 sono occupate nel porto di Ancona che, come confermano i dati di questa ricerca, ha la valenza di uno scalo multiporpose, con settori tutti produttivi, nautica e turistica da diporto, agenzie marittime, spedizioniere, portuali e terminaliste, attività industriali e commerciali, pubblici esercizi, tecnico nautici, pesca, in cui questo momento brilla la cantieristica”. Giampieri ha aggiunto che “è fondamentale far percepire alla comunità, spesso non consapevole, la ricchezza diffusa e il valore dell’occupazione che genera il porto internazionale di Ancona. Un mondo, questo della portualità, che si sta sempre più trasformando, aumentando la professionalità e abbracciando nuove tecnologie e metodologie che riguardano anche la sostenibilità ambientale. Questa analisi, inoltre, vuole porre le basi per un approfondimento dei fabbisogni formativi delle imprese che sono il vero motore del porto, assieme a maestranze sempre più qualificate. Il nostro compito è cercare di facilitare in tutti i modi il loro lavoro affinché si continui a creare occupazione”.

Matteo Paroli, segretario generale Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centrale

“Il 65 per cento dei giovani, che oggi frequenta la scuola dell’obbligo, non sa che lavoro farà in futuro. Crediamo che, come portualità, sia importante far capire quali sono gli orizzonti formativi e di occupazione che si aprono per loro in questo mondo. La ricerca, che abbiamo voluto in maniera così approfondita come prima Autorità di sistema portuale, oltre a quanto previsto dalla legge, ha proprio lo scopo di comprendere la grande evoluzione dei settori portuali e indirizzare le future scelte di formazione sulla base delle esigenze del cluster marittimo. Un’analisi da cui sono emersi indicazioni molto interessanti, che intendiamo approfondire rispetto a questa prima fase iniziale perché conoscere dove il mondo del porto significa offrire ai nostri figli una formazione al passo con i tempi”.

Nicola Ianuale, amministratore Questlab, che ha illustrato la ricerca

“Due le informazioni di rilievo che emergono dall’analisi. La prima è quella dell’occupazione, con oltre 9 mila addetti nel sistema portuale. La seconda nota è che tutti i porti del sistema, a parte al momento Pescara, stanno crescendo come numero di addetti con un incremento complessivo dell’1,7%. Un sistema in crescita in cui spicca l’importanza dello scalo internazionale di Ancona”.

Hapag Lloyd testa il biofuel con la nave Montreal Express

04.02.20 – Hapag-Lloyd sta facendo bunkeraggio “bio”: Per ridurre le emissioni di CO2 generate dalle navi in esercizio, una delle sue portacontainer ha recentemente fatto rifornimento a Rotterdam con un nuovo biocarburante ecologico. Per la prima volta, il “Montreal Express” viene alimentato con il cosiddetto carburante “B20”, che consiste per l’80 per cento di olio combustibile a basso tenore di zolfo e per il 20 per cento di biodiesel a base di oli e grassi da cucina precedentemente utilizzati nell’industria alimentare. Il biodiesel genera fino al 90% in meno di emissioni di CO2 rispetto ai carburanti convenzionali.

Con questo test, Hapag-Lloyd compie un altro passo verso il raggiungimento dei suoi ambiziosi obiettivi di protezione del clima. “Entro la fine di quest’anno, vogliamo ridurre le nostre emissioni specifiche di CO2 del 50% rispetto all’anno di riferimento 2008. Biocarburanti come il ‘B20’ possono aiutarci a raggiungere questo obiettivo. Questo perché, oltre ad avere un basso contenuto di zolfo, il combustibile emette anche meno CO2 dannosa per il clima durante la combustione”, spiega Jörg Erdmann, Senior Director Sustainability Management.

Hapag-Lloyd intende utilizzare questo viaggio di prova con il “Montreal Express”, che opera nel St. Lawrence Coordinated Service 2 (AT 2) tra Europa e Canada, per acquisire esperienza e informazioni sulle proprietà del combustibile nell’uso reale. “Stiamo verificando se la quota di biodiesel ha effetti negativi sulle attrezzature e sul trattamento del carburante a bordo della nave. Se il test avrà successo, in futuro altre navi della flotta di Hapag-Lloyd potrebbero operare con il carburante ‘B20′”, aggiunge Jan Christensen, Senior Director Purchasing & Supply di Hapag-Lloyd

Il porto di Trieste partner della tedesca TUM International, società del Politecnico di Monaco di Baviera

04.02.20 – TUM International, compagnia di sviluppo della Technical University of Munich, il rinomato politecnico di Monaco di Baviera che vanta il primato in Germania per le discipline tecniche, sceglie il porto di Trieste come partner dal punto di vista strategico.

Siglato ieri nella sede della Regione Friuli Venezia Giulia il Memorandum of Understanding tra porto di Trieste, TAL-SIOT (Società Italiana per l’Oleodotto Transalpino), Camera di Commercio Italo-Tedesca e TUM International, che mette in moto un Centro di competenze per la portualità e la logistica dell’energia. Obiettivo, quello di sviluppare progetti innovativi volti alla creazione di valore facendo rete con il sistema produttivo bavarese e tedesco, in una prospettiva di crescita sostenibile.

“Dal punto di vista strategico il porto di Trieste ha raggiunto un profilo di standing internazionale – ha commentato il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, Zeno D’Agostino – e questo accordo dà testimonianza e merito proprio alla capacità del nostro scalo di essere un punto di riferimento all’estero, anche per il mondo tedesco”.

Tra i vari ambiti, il Centro di competenze si focalizzerà sul comparto del trasporto delle rinfuse liquide, vista la rilevanza nel settore ricoperta da SIOT e dal porto di Trieste, che mantiene il titolo di primo scalo petrolifero del Mediterraneo. Proprio su questo filone di collaborazione è già realtà il primo progetto di consulenza negli Stati Uniti, denominato “Seahawk”, che coinvolge un primario porto del Texas, con il coordinamento diretto della società TUM International per la realizzazione di nuove infrastrutture portuali e un oleodotto per favorire l’esportazione del petrolio prodotto nel retroterra del porto texano.

Il progetto prevede un supporto in termini di trasferimento di know-how da parte della collaborazione Trieste-Baviera nei confronti del porto USA, e apre interessanti prospettive per il rafforzamento del ruolo di Trieste nel crescente export di greggio texano, sempre più richiesto per le sue caratteristiche di minore impatto ambientale, ad esempio nel campo della produzione di combustibili per il trasporto marittimo. Da rilevare che poche settimane fa si è tenuta la prima visita da parte di una delegazione texana presso la sede dell’Authority e gli impianti della TAL-SIOT, per l’avvio concreto della prima fase progettuale.

“La partnership con TUM, operativa da subito con questo importante progetto negli Stati Uniti, non si ferma al rapporto con il Texas. Collaboreremo anche per altri piani di sviluppo portuale su scala internazionale” – spiega ancora D’Agostino.

Nell’ambito del Memorandum si sta strutturando infatti una possibile collaborazione fra TUM International e l’Autorità di Sistema per la creazione di modelli digitali del territorio e di nuovi impianti portuali, che permetteranno di ottimizzare i piani gestionali orientati a diversi obiettivi, fra cui quelli della sicurezza, del monitoraggio e della difesa ambientale. Lo scalo giuliano si pone come driver di sviluppo puntando dunque all’innovazione tecnologica, grazie ad un accordo che proietta su scala internazionale non solo il porto, ma tutto il territorio. La firma odierna si inserisce proprio nell’ambito delle relazioni istituzionali da sempre promosse tra la Regione Friuli Venezia Giulia e il Land tedesco, e rimarca il grande interesse della Baviera nei confronti del porto di Trieste, che ne rappresenta non solo il naturale sbocco a mare, ma anche un potenziale partner per progetti internazionali.

Taranto: la Ministra De Micheli inaugura la banchina Lato ovest del IV Sporgente

Taranto, 03.02.20 – “Scegliere di diversificare questo porto significa darsi una prospettiva di futuro che troppo spesso nella discussione nazionale viene dimenticata”. Con queste parole la Ministra dei Trasporti e Infrastrutture, Paola De Micheli, ha inaugurato oggi, a Taranto, alla presenza delle massime autorità civili e religiose, la banchina lato Ovest del IV Sporgente, lunga 600 metri (ma solo 520 immediatamente utilizzabili) con un pescaggio di 12 metri e 60.000 metri quadri di piazzale pavimentato.

Per la Ministra un aspetto strategico determinante per il porto pugliese è rappresentato dall’intermodalità sulla quale – ha spiegato – c’è già un investimento di oltre 25 milioni di euro di RFI. “Quando saranno terminati tutti gli adeguamenti tecnologici delle linee, soprattutto sulle coste del nostro Paese, ci ritroveremo Taranto capace di raggiungere il centro dell’Europa molto prima delle merci che passano da Rotterdam perchè con il completamento dei corridoi nel 2026/2027 ci sarà un livello di competività nei costi e nei tempi per le merci di cui evidentemente questo porto potrà beneficiare”.

C’è poi – ha ricordato la De Micheli – il traffico passeggeri: “E’ vero che i numeri iniziali sono piccoli ma la progressione delle richieste che le grandi compagnie crocieristiche stanno facendo per fermarsi a Taranto è una progressione di tutto livello perchè è un raddoppio di anno su anno. Anche questo determinerà un impatto economico occupazionale qualitativamente molto importante”.

Dopo aver sottolineato che il mestiere del governo è sostenere i territori che decidono dove andare, la Ministra si è concentrata sull’ecosostenibilità delle infrastrutture di trasporto. “Credo che decidere di investire su porto, ferro e aeroporto sia determinante per l’impatto ambientale. Non esiste nessuna logistica moderna e competitiva – ha chiosato – se non è socialmente ed ambientalmente sostenibile”.

Infine la Ministra ha rimarcato l’impegno del governo, che accogliendo due emendamenti presentati in sede parlamentare, ha deciso di rifinanziare l’Agenzia per la somministrazione del lavoro in porto e per la riqualificazione professionale, denominata Taranto Port Workers Agency.

Sergio Prete, presidente dell’Autorità dio Sistema Portuale del mar Ionio, ha ricordato che i lavori sono stati sospesi lungo gli 80 metri finali della banchina per via di una gru pericolante sul Lato Levante in concessione ad AMI Italia e che entro la fine di aprile, quando sarà completata anche la darsena adiacente, l’intera infrastruttura, facente parte del più ampio progetto della “Piastra portuale di Taranto”, sarà pronta.

“La piattaforma logistica – ha detto – partirà in concomitanza con il completamento dei lavori della Darsena e la partenza del Terminal Contenitori. Oggi è qui presente anche Robert Yilderim (presidente della holding turca Yilport che a Luglio ha ottenuto la concessione del Molo Polisettoriale) che ha confermato per Aprile l’operatività del Terminal. E’ evidente che la piattaforma senza la movimentazione del Terminal non aveva le merci per poter funzionare. In estate pertanto potremo avere l’operatività delle infrastrutture più importanti”.

Antonello Napolitano

Progetto Promares: passi avanti per l’azione pilota nel porto di Ravenna

03.02.20 – Dal 22 al 23 gennaio 2020 si è svolta ad Ancona, presso l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale, la terza riunione dei partner del progetto europeo PROMARES, finanziato dal programma comunitario Interreg Italia-Croazia. Il progetto, che coinvolge dieci partner, è iniziato a gennaio 2019 e si concluderà il 30 giugno 2021, per un impegno economico complessivo di circa 2,7 milioni di euro, finanziati per l’85 per cento da risorse comunitarie (quota FESR) e per il restante 15 per cento da risorse nazionali o proprie dei diversi partner. L’obiettivo principale è quello di accelerare lo sviluppo del pieno potenziale del trasporto merci marittimo e multimodale nell’area del programma.

Importante momento dell’incontro è stata la presentazione dei risultati degli studi svolti da ogni porto coinvolto nel progetto. Risultati che rappresentano un imput importante per le azioni pilota che verranno svolte nel corso del 2020 nei diversi porti. Nel porto di Ravenna l’obiettivo dell’azione pilota è quello di permettere, attraverso il PCS (Port Community System), la condivisione di informazioni di tipo operativo fra operatori portuali (terminal, spedizionieri, doganalisti ecc.) e l’infrastruttura ferroviaria di rete, in maniera tale da migliorare il quadro conoscitivo all’interno del quale si deve gestire la manovra ferroviaria in porto e facilitando il coordinamento dei processi logistici e doganali.

Tutto questo in linea con le altre azioni riconducibili all’attuazione del Progetto “Hub Portuale di Ravenna” e finalizzate ad un ulteriore miglioramento della qualità dei servizi che il porto è in grado di offrire e che lo renderanno, unitamente al potenziamento dell’infrastruttura, ancora più efficiente e competitivo