Alleanza tra il Porto di Genova ed il gruppo cinese CCCC

07.03.2019 – L’Italia sarà il primo Paese dell’Europa Occidentale a firmare un accordo bilaterale con la Cina sulla Belt & Road Initiative o Nuova Via della Seta. A renderlo noto martedì scorso è stato il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale Paolo Emilio Signorini che a margine del convegno promosso da Confindustria Genova sul tema ‘Sostenibilità del sistema infrastrutture’ ha dichiarato: “Stiamo lavorando per costituire una nuova società in partnership con il gruppo cinese CCCC (China Communications Costruction Company), che ci aiuterà nelle fasi di appalto di alcune grandi opere relative al porto di Genova”.

L’accordo sarà firmato alla fine di marzo in occasione della visita a Roma del Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping. “In questa cornice strategica (la Cina pesa per il 30% dell’interscambio dei porti di Genova e Savona) faremo – ha aggiunto Signorini –  un accordo di cooperazione con CCCC, per sfruttare la sua grande esperienza in fase di predisposizione dei bandi di affidamento di alcune delle grandi opere previste dal programma del Commissario Bucci”, tra cui lo spostamento della diga foranea e l’ampliamento Fincantieri.

Secondo Signorini, il gruppo cinese non realizzerà alcuna costruzione ma si limiterà a fornire un supporto per l’affidamento delle opere ad altri. Tuttavia, chiarisce il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, l’ultima parola spetterà al Governo.

Intanto, la scelta italiana di firmare un’intesa con la Cina sulla Nuova Via della Seta ha suscitato la reazione irritata da parte degli USA.  Garrett Marquis,  portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, ha espresso in un’intervista rilasciata al Finacial Times di Londra  scetticismo sul fatto che la sottoscrizione di un tale accordo con la Repubblica Popolare Cinese, possa portare alcun sostanziale beneficio economico al popolo italiano ritenendo che, al contrario, una simile mossa possa soltanto nuocere alla reputazione globale dell’Italia.

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