Bellomo replica a Fedepiloti: non è stata l’UPI ad aver minato la vostra credibilità

Dopo un periodo in cui si era avuta l’impressione di un riavvicinamento tra Unione Piloti e Fedepiloti è di nuovo polemica tra le due associazioni. A scatenare la reazione, tanto aspra quanto indignata, del presidente dell’Unione Piloti, il Comandante Vincenzo Bellomo, sono stati contenuti dell’intervento del presidente di Fedepiloti Francesco Bandiera al Congresso dei piloti francesi. In particolare il presidente di Fedepiloti, riferendosi alla nascita dell’Unione Piloti ha parlato di “scissione inutile, stupida legata solamente ad interessi personali di qualcuno”.  

Questa ed una lunga serie di affermazioni opinibali sullo status attuale della Corporazione dei Piloti, hanno spinto il Presidente Vincenzo Bellomo a scrivere una lunga lettera indirizzata al Presidente e al Consiglio di Fedepiloti nonchè a tutti i piloti di porto italiani, che riportiamo di seguito integralamente.

“Presidente Bandiera, l’attenta lettura del tuo intervento al congresso dei piloti francesi, lascia a dir poco sconcertati ed unito a quello udito nel corso della 72^ assemblea generale di Fedepiloti tenutasi recentemente a Roma, rende noto, una volta e per tutte, quale è il reale approccio che hai rispetto alle problematiche inerenti il pilotaggio italiano.

Crea ancor più rammarico le motivazioni poste a suffragio delle affermazioni inerenti la nascita dell’Associazione di cui mi onoro essere il Presidente, soprattutto “questa scissione tra noi Piloti inutile, stupida, legata solamente ad interessi personali di qualcuno” rasenta l’offesa. Basterebbe fare riferimento all’opera meritoria della Fedepiloti di catalogare tutti i resoconti dei consigli direttivi – peraltro disponibili sul sito ed accessibili ai soli iscritti – per conoscere realmente i motivi per i quali quella ventina di piloti, animati da sentimenti ideologici, decisero di lasciare la Federazione.

Attribuire, però, alla separazione tra Fedepiloti ed UPI la “perdita di energie e risorse, oltreché di credibilità della Federazione stessa che ha subito attacchi pretestuosi continui sulla stampa, nelle sedi istituzionali del Ministero fino all’interno delle corporazioni” è solo il tentativo di scaricare le proprie responsabilità o di celare i propri errori, su un qualsiasi capro espiatorio.

Credevamo che un riavvicinamento si potesse avere sostenendo la nostra entrata in EMPA ed in IMPA da voi sempre osteggiata e la pubblicità fatta con questo intervento ne è l’ennesima conferma.

Considerato il contenuto dell’intervento in esame appare altrettanto risibile l’appello all’unità della categoria“. Le opinioni diverse sono legittime, il confronto E’ occasione di crescita per tutti, però le battaglie “politiche dei Piloti” si DEVONO fare dentro casa” tali parole sono state dette nel corso di un’assemblea di piloti stranieri e di fronte ad una platea internazionale, quindi non mi resta che farti i complimenti, fosse solo per la coerenza dimostrata, hai preferito tacere a Roma per parlare a Parigi.

Adesso, caro Francesco, andiamo con ordine.

Scegliere quale titolo “I PILOTI TRA PASSATO E FUTURO: I VALORI NON CAMBIANO”, per affrontare “uno dei momenti più difficili del Pilotaggio nel mio Paese, in un momento politico certamente di cambiamento, in uno scenario di sicuro attacco speculativo finanziario generale, con particolare interessamento verso una “governance diversa” del sistema portuale e quindi anche e soprattutto del pilotaggio” deve essere stata opera ardua ma crediamo che ancora più intenso sia stato lo sforzo per attribuire parte della colpa alla nostra scissione ed alla divisione consumata all’interno degli Armatori, in ogni caso riteniamo che in una società nella quale tutto si evolve con ritmi frenetici, restare fermi potrebbe apparire una pia illusione.

A tale proposito vorrei segnalarti quello che appare come una contraddizione, infatti ci sembra comprensibile che altre realtà associative ci definiscono come un mondo regolato da un sistema antiquato, obsoleto, da superare, ma non pensavamo che anche un rappresentante dei piloti riuscisse ad affermare, in linea con loro, che il nostro è un “monopolio regolato” condizione che determinerebbe l’entrata a pieno titolo tra i servizi soggetti al regolamento 352/2017 anche nel caso in cui fosse riconosciuto che “l’elemento fondante delle nostre organizzazioni che è LA SICUREZZA NEI PORTI” e rientrassimo tra i servizi di interesse generale, del resto questo già avviene per gli Ormeggiatori.

La Corporazione, per quei pochi che non lo sapessero, opera in regime, di “monopolio naturale” una differenza notevole e sostanziale, in una sola parola l’istituzione di una Corporazione determina, ipso iure, ipso facto, l’affidamento in regime di monopolio naturale a quest’ultima.

Certamente cambiare e sostenere che la Corporazione opera in regime di “monopolio regolato” e non più in regime di monopolio naturale, come per altri servizi tecnico nautici, è sicuramente un cambiamento di valore.

Certo come poter sperare di più da chi facendo proprie le parole del Presidente Stefano Messina (Assoarmatori) “il diritto dell’autoproduzione trova il suo limite nella sicurezza” non comprende che lo sta riconoscendo.

Inoltre, bisogna rammentare che l’ASSARMATORI ha inoltrato una nota a Fedepiloti per competenza e ad altri destinatari per conoscenza tra cui l’UPI con la quale si metteva in discussione la natura giuridica della Corporazione. Ebbene, nonostante l’invito fatto a formulare una risposta a firma congiunta, proprio la Fedepiloti ha preferito non opporre alcuna ferma presa di posizione lasciando alla sola Unione Piloti di avvertire l’esigenza, per dovere di appartenenza alla categoria, di rispondere, punto per punto, alle segnalazioni formulate da ASSARMATORI, reputate foriere di pericolosi dubbi e di dannose incertezze per quanto concerne la revisione della disciplina del servizio di pilotaggio oggetto degli incontri tenuti presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

⦁ Sulla natura giuridica delle corporazioni ci sarebbe stato tanto da dire, a cominciare del distinguo che opera proprio il codice della navigazione e tutte le altre normative di settore che differenzia il pilotaggio dagli altri servizi tecnici- nautici, anche se proprio tu, caro presidente, in occasione di un’intervista rilasciata alla Nuova Sardegna inerente il transito nelle Bocche di Bonifacio del cargo Caston Leader hai affermato che “A noi non interessa l’assistenzialismo di Stato. Siamo privati e siamo pronti a fare degli investimenti seri.”

Orbene, anche se non lo ritenevo possibile, qualcuno è riuscito a fare di meglio e superarti. Infatti, la messa in discussione della diversità della Corporazione arriva dai vertici della Fedepiloti, (sì Francesco dal tuo secondo), per essere chiari il vicepresidente nonché altri piloti e ex piloti tutti associati alla tua Federazione – aderendo alla comparsa di risposta redatta dal suo avvocato e, pertanto in piena sintonia con tale assunto – precisano: “Correttamente pertanto, considerate le proprietà dei beni e dei mezzi in capo ai Piloti associati, l’appartenenza degli utili dell’attività ai piloti stessi per quote, la partecipazione dell’associato al rischi di impresa e, comunque la natura associativa che la Corporazione mira a tutelare, le Corporazioni di piloti sono state incluse dal Tribunale di Venezia tre le società cooperative regolate da leggi speciali di cui all’art. 2520 c.c. Crediamo non sia irrilevante, nel valutare la correttezza di questa esegesi adeguatrice (le Corporazioni sono figure associative risalenti alla prima metà del secolo scorso) considerare che per gli ormeggiatori – facenti parte, come pure i Piloti del porto, del personale addetto ai servizi portuali (art. 116 c.nav), ed entrambi considerati servizi di interesse generale atti a garantire nei porti, ove essi sono istituiti, la sicurezza della navigazione e dell’approdo (art. 14 comma 1 bis L. 84/94) è stata di recente imposta la costituzione in società cooperativa (D.Lgs 13/12/2017 n. 232 art. 10 comma 1) purtuttavia soggetta alla vigilanza ed al controllo del Comandante del Porto. La vigilanza sulle cooperative in genere è peraltro un fenomeno connaturato a tale tipologia di formazioni, i cui bilanci ad esempio vengono periodicamente verificati dagli ispettori del Ministero dello Sviluppo Economico, cosicché se la Corporazione viene intesa come cooperativa regolata da leggi speciali, l’interessamento del Comandante del Porto al rendiconto annuale e la possibilità, non l’obbligo, che vengano a lui demandate, talune questioni in via amministrativa, non assumerebbe carattere eccezionale e significato ulteriore rispetto a quanto sopra evidenziato”. Ma la cosa più sconfortante è il genio che scrive in una email “Che dire… poi mi spiegheranno, nella loro infinita ogniscenza (chiedo scusa al lettore in quanto so perfettamente come si scrive tale vocabolo ma, essendo virgolettato, lo devo riportare pedissequamente), che problema ci sarebbe a essere identificati come cooperativa….”.

Un’affermazione di siffatto fa sorgere il legittimo sospetto che non si è sufficientemente approfondito l’aspetto vero del problema e mostra che, opinioni esternate con estrema facilità, oserei dire con troppa scioltezza, minano l’unicità del nostro servizio, senza preoccuparsi delle conseguenze che interpretazioni diverse e soggettive – o peggio strumentali – potrebbero comportare.

Invero, anche ai poco capaci non può sfuggire che, qualora venisse confermata la sciagurata ipotesi in sede di appello, secondo la quale la Corporazione è una cooperativa ci sarebbe la riproposizione di includere il nostro servizio tra quelli regolati a pieno titolo dal regolamento 352/2017 con conseguenze negative sulla normativa che tutela le Corporazioni dei Piloti.

Quello che proprio non riesco a comprendere è come alcuni aventi diritto abbiano potuto avallare un tale procedimento tenuto conto che immediatamente verrebbe meno la possibilità di considerare i proventi da loro percepiti come una liquidazione differita e di conseguenza il reddito prodotto in cooperativa farebbe scaturire la decurtazione delle pensioni INPS da loro percepite, come, peraltro, avviene per le vedove. Reputo, quindi, doveroso – nel caso in cui detto pronunciamento fosse confermato – formulare le più fervide congratulazioni della categoria (soprattutto quelle dei colleghi pensionati) per la decurtazione della pensione ottenuta con una tale sentenza.

La tua affermazione con la quale ritieni che la “scissione tra noi Piloti inutile, stupida, legata solamente ad interessi personali di qualcuno” produce solo danni converrai che è solo parzialmente condivisibile e “la perdita di energie e risorse, oltreché di credibilità della Federazione” non sono da ricercarsi tra la nascita di un secondo sindacato ma tra l’invidia, l’incompetenza, l’attaccamento alla poltrona e malcelati secondi fini.

⦁ Per ciò che concerne la proporzionalità della tariffa vorrei solo ricordare che, sin dall’inizio della trattativa, la richiesta, più volte avanzata, di incontrarci per concordare una linea comune tra le associazioni dei Piloti, come ben sapete, è stata rifiutata ed è definitivamente naufragata in una doccia.  Anche la richieste dei dati nazionali, più volte reiterate, per l’inserimento dei dati e delle desiderate dei singoli porti, sono sempre state negate dalla Fedepiloti per incomprensibili questioni addotte alla privacy (di chi e di cosa risulta ancora un mistero).

Che dire della riunione di Taranto convocata sulla scorta di un’esigenza avvertita dalla categoria dei piloti italiani, nella sua interezza, prescindendo, pertanto, dall’appartenenza a qualsiasi sigla, disposti a pagarsi di tasca propria le spese ed usufruendo del proprio tempo libero per esprimere le proprie idee.

Essa ha rappresentato i pensieri e le opinioni dei partecipanti e, quindi, la voce di ciascun pilota – sintetizzata in un verbale – che – e non potrebbe essere altrimenti – è strumento che “suggerisce la rotta” alla propria associazione sul da farsi. Eravamo sicuri che Taranto sarebbe stata una svolta per la categoria – per la prima volta riunita non da un’associazione, ma dalle idee che contribuiscono al miglioramento di una splendida professione di cui noi siamo i privilegiati esercenti.

Il confronto all’interno della categoria, i cui risultati sono stati resi noti nel verbale all’uopo redatto, ha prodotto la ferma posizione dei piloti attraverso l’esternazione di volontà ben specifiche. Sulla scorta di tali indicazioni, provenienti anche da piloti iscritti alla Fedepiloti, l’Unione Piloti ha continuato a difendere, con forza e convinzione, la formula tariffaria vigente per il servizio di pilotaggio, ritenuta ancora oggi pienamente applicabile e valida tanto che essa è stata adottata, e continua ad esserlo, per il rinnovo delle tariffe collegate al servizio di ormeggio.

La risposta a queste nostre iniziative, da parte di Fedepiloti, non è stata quella del dialogo ma ha preferito inviare una lettera a tutti i piloti con la quale l’UPI a loro dire stava “investendo tutto sulla comunicazione ai piloti (e non solo), con un’ottica puramente denigratoria del lavoro che stiamo facendo, crediamo a fini di consenso di brevissimo periodo, né si fa scrupolo di fornire informazioni inesatte, fuorvianti e pericolose ai nostri interlocutori istituzionali, in pregiudizio degli interessi collettivi”.

Credo che dovresti indagare meglio tra i Piloti tuoi iscritti i quali non si sono limitati ad esternare opinioni le quali hanno – di fatto – minato, spesso riuscendo nel loro intento, l’impianto del codice della navigazione, senza preoccuparsi delle conseguenze che comporteranno. Modelli di tali bassezze ne potrai trovare a bizzeffe in svariate mail tra le quali cito “L’Unione Piloti sfrutta la visibilità che può avere in questi incontri per tentare di ottenere un risultato utile solo alla loro sopravvivenza (2%) e laddove non ci riesce cerca di farlo togliere alla Fedepiloti , un comportamento encomiabile dato che del contributo del 2% l’utenza non ne aveva chiesto la discussione.” oppure quella di un collega pensionato, ex rappresentante di questi ultimi nel consiglio di Fedepiloti, che già nel 2016 in un resoconto citava “Quello che mi sembra certo e che, perdendo la metà degli iscritti dei piloti di Venezia e tutto il 2% di quella Corporazione sentano essere meno incisiva la loro rappresentanza in campo nazionale”. Come dare torto di fronte al miracolo economico dell’UPI, che da ben 9 anni va avanti per la sua strada. Essa, contravvenendo a tutte le nefande previsioni dei propri detrattori, riesce – con i propri introiti, pari al 3% circa dell’ammontare lordo versato alle associazioni di categoria, circa 30.000 euro per l’UPI e 1.970.000 per la Fedepiloti – rimborsa integralmente i corsi non integra il salario del distaccato sindacale, non integra con contratto di consulenza il salario del direttore del fondo, non elargisce gettoni di presenza ai consiglieri e non integra le Corporazioni di provenienza del distaccato sindacale, mentre il “Consiglio direttivo di Fedepiloti ha deliberato una spesa massima nazionale pari a 25.000,00 euro annua per rimborsare i costi sostenuti per i corsi dai Piloti che intendono rinnovare il certificato STWC e 20 corsi di manovra ad Ilawa per 20 Piloti sempre su base nazionale.” integra il salario del Direttore quale distaccato sindacale, integra con un contratto di consulenza il salario del direttore del fondo, elargisce gettoni di presenza al Presidente, al vice Presidente ed ai consiglieri ed integra la Corporazione di provenienza distaccato sindacale.

Leggere il tuo intervento di Parigi laddove viene detto che “è che l’utenza è a conoscenza di dinamiche nostre interne (del tutto legittime sia ben chiaro!) che le hanno permesso di mettere in dubbio l’intero impianto tariffario e tecnico-operativo” rende basiti. Tali affermazioni sono un’offesa per tutti i piloti che onorano, giorno per giorno e con orgoglio, la professione che esercitano. Affidare le colpe di quanto sopra appare improvvido. Forse avresti dovuto accorgerti che il Direttore delle Fedepiloti, attraverso una diffida, dichiara proprio quello che tu paventi. Infatti, nel procedimento evocato viene indicato un Pilota pensionato quale responsabile tanto che nello stesso si legge “Sta di fatto che , a causa delle continue diffamanti invenzioni del d’Esposito, inviate anche ai soggetti istituzionali (Ministero ed Autorità Marittime) preposti alla vigilanza dell’operato sia della Corporazione dei Piloti del Golfo di Napoli, di cui Scarpati è componente quale pilota effettivo, sia della Fedepiloti di cui Scarpati, già vice Presidente, ne é attualmente Direttore, ed alle associazioni di categoria degli Armatori, quest’anno. Per la prima volta dalla istituzione del servizio di pilotaggio obbligatorio (circa 50 anni orsono) non si è proceduto al rinnovo tariffario biennale, essendone stata sospesa la revisione su richiesta della associazione di categoria degli armatori per motivi connessi alle continue illazioni del d’Esposito, che, evidentemente, hanno finito per insinuare il dubbio sulla correttezza dell’operato dello Scarpati che è al vertice della Fedepiloti. e come tale chiamato a partecipare ai tavoli ministeriali per la discussione ed approvazione delle tariffe in parola.”

Vorrei farti un’accorata preghiera quella di evitare che la Federazione dei Piloti Marittimi sia messa in evidente imbarazzo e ritengo che ti farebbe bene esternare opinioni solo dopo una attenta rilettura della missiva a firma dell’ex direttore di Fedepiloti del 13 giugno 2018 mai contestata, la quale inizia “Gentile Presidente, nonostante l’assoluta mancanza di fiducia che nutro nei suoi confronti e conoscendo la comprovata poca sincerità che la contraddistingue”, la stessa contiene fatti e richiami a circostanze non trascurabili.

La risposta all’encomio sopra riportato, ricevuto dal citato direttore, sono state parole di elogio e di gratitudine che hai voluto rivolgergli durante lo scorso Shipping Week tenutosi a Napoli, sono quindi giunto, sicuramente per miei limiti, alla conclusione che anche tu concordi con quanto affermato.

Noi abbiamo, comunque, voluto crederti e, quindi abbiamo commesso un errore di valutazione e credendo in quella parola “Sarda” dataci abbiamo sperato in un nuovo dialogo, che sarebbe potuto essere a volte aspro, ma sempre improntato al sincero e leale confronto finalizzato a dare corso ad una rinnovata coesione associativa, volta ad affrontare le problematiche del pilotaggio con un unica voce.

Sicuro che i rapporti fino ad oggi intrattenuti non avranno seguito, ti assicuro che, in futuro, si prenderà “buona nota” sull’atteggiamento da assumere e sulla strada da intraprendere, atteso che le iniziative poste in essere dall’UPI saranno sempre nell’interesse della categoria. Non ti ritengo meritevole nemmeno di indirizzarti alcun saluto”.

Cliccando sul link qui sotto è possibile scaricare la copia della lettera del Presidente Vincenzo Bellomo

Risposta ad intervento del Presidente di Fedepiloti al Congresso della Federazione Francese a Parigi

11 Comments

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