Cannoni “dei pirati” trovati in fondo al porto di Genova

Genova 27 maggio (ANSA) – Chissà se i cinque cannoni inglesi trovati nel fango durante il dragaggio del porto di Genova, ripuliti degli ossi di mare, racconteranno storie di pirati e corsari, del Barbarossa e del Dragut, pirati veri che issavano il Black Jack sul pennone più alto dei veloci brigantini. Vero è che il ritrovamento fatto durante le delicate operazioni del dragaggio del porto di Genova ha portato alla luce un tesoro e forse anche una favola. Cinque cannoni inglesi del ‘600, due cannoni leggeri a retrocarica, un raro e prezioso ‘Falconetto’ in bronzo, il cannoncino medievale amato dai Lanzichenecchi di fabbricazione veneziana, e poi àncore, una delle quali molto rara sempre del seicento e un’altra particolarmente imponente, 5 metri per 4 tonnellate di peso. Una meraviglia per gli appassionati di storia del mare che racconta da sola la storia dello scalo tra il Cinquecento e il Novecento.
“Questi reperti – spiega il presidente dell’autorità Portuale Luigi Merlo – sono la prova di come l’attività dei dragaggi sia stata compiuta in modo attento. Ora abbiamo già avviato una collaborazione con il Galata Museo del Mare che dopo il restauro ospiterà alcuni oggetti, altri probabilmente saranno collocati a palazzo San Giorgio”. Una collocazione che arriverà dopo un’attenta opera di restauro a cura della Soprintendenza di belle Arti. “Sono reperti da valorizzare – ha detto Alessandra Cabella, della sovrintendenza ligure – che, grazie alla collaborazione tra enti, a restauro ultimato permetterà l’esposizione con una collocazione open air, fruibile da tutti e con un adeguato supporto didattico”. Tra i cannoni ritrovati quello di particolare pregio è falconetto di bronzo lungo circa due metri che mostra ancora il marchio della famiglia di fonditori veneziani Alberghetti attivi intorno alla metà del ‘500 e che sul mercato dei collezionisti vale da solo circa 300 mila euro. Per quanto riguarda le àncore ne sono state rinvenute molte di tipo diverso, alcune di grande valore. “Il reperto più antico e anche più interessante – spiega Fabrizio Ciacchella del Navlab – è un’àncora della fine del ‘600 o inizi Settecento, particolarmente interessante perché ne esistono pochi esemplari. L’ancora più grande, oltre a essere un modello molto raro di ammiragliato britannico è interessante anzitutto per le dimensioni. Con 5 metri di lunghezza e 4 tonnellate di peso è la più grande mai recuperata in acque italiane”.(ANSA).

One Comment

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