Idoneità fisica dei Piloti. I quesiti a MIT e Comando Generale delle Capitanerie di Porto dell’U.P.I.

19.05.20 – L’Unione Piloti, attraverso una lunga ed articolata nota,  ha sollevato lo scorso 15 maggio una serie di quesiti in materia di verifica dell’idoneità fisica del pilota, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Direzione Generale per la vigilanza sulle autorità portuali, le infrastrutture portuali e il trasporto marittimo e per vie d’acqua interne) e al Comando Generale delle Capitanerie di Porto.

In particolare, il presidente Vincenzo Bellomo, che ha firmato la lettera, pone  il problema, avvertendo “l’urgente esigenza di fugare qualsiasi dannoso equivoco”,  se il  servizio di pilotaggio  possa essere ricondotto o meno  nella sfera di cui al D.L. 81/2008, “Testo Unico Sulla Salute E Sicurezza Sul Lavoro”,

Tra  gli altri dubbi sollevati figura anche quello relativo a chi sia all’interno delle Corporazioni  il datore di lavoro il quale –  in base alla definizione contenuta nel citato D.L. 81/2008 è il soggetto che ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa –  e che quindi non può che essere individuato nel Capo pilota a cui (in quanto datore di lavoro) spetterebbe, la redazione del documento di valutazione dei rischi.  Ulteriori chiarimenti  vengono infine richiesti dall’Unione Piloti in materia di qualificazione del lavoro dei piloti.

Di seguito proponiamo il testo integrale della lettera, la cui versione originale può essere visualizzato, cliccando sul seguente link.

http://www.unionepiloti.net/wp-content/uploads/2020/05/p019.2020-Visite-Mediche-Piloti.pdf

Si premette che, come è noto, con il Dp rife a) furono istituiti dei gruppi di lavoro, nei quali, guarda caso, non era stata inserita questa associazione, per istituire all’interno di ciascuna corporazione una sorveglianza sanitaria in modo da garantire, con regolarità, la verifica delle condizioni di salute dei piloti effettivi, utilizzando i parametri medici in vigore per la gente di mare e introdurre misure di prevenzione a tutela della salute dei piloti affinché fosse anticipata la sorveglianza sanitaria da inserire nelle modifiche al regolamento al codice della navigazione.

A tal fine, in mancanza di specifica normativa, la Direzione Generale ha disposto di attingere alla normativa di cui al D.L.vo 81/2008 ritenendo sufficiente nominare un medico competente, il quale  avrebbe dovuto accertare, tramite un documento del rischio, dal medesimo approvato, quali potessero essere le malattie professionali a cui un pilota potrebbe essere soggetto e, quindi, i parametri costituenti l’attitudine fisica e psichica da mantenere.

Nel corso delle riunioni presso il superiore Ministero, finalizzate alla stesura del decreto in rife c) la scrivente UPI, con la nota in prosecuzione a), ebbe modo di  avanzare la proposta  “per quanto concerne i Piloti non crediamo che debbano mantenere gli stessi requisiti di quando sono stati assunti, ma siamo dell’opinione che potrebbero essere sottoposti alla vista biennale prevista per il personale navigante, ferma la possibilità di applicare in qualunque momento gli articoli 103 e 117 reg. cod. nav.” proposta che ha visto una inusuale fedeltà di intenti con quella della Fedepiloti la quale anch’essa  aveva suggerito di ricondurre la sorveglianza sanitaria alla periodicità ed ai parametri medici in vigore per la gente di mare.

Ciò posto, attraverso le note rife d) e  rife e), redatte rispettivamente dal Comandante del Porto di Venezia e dal Capo Pilota della corporazione veneziana, si è avuto notizia di un episodio, la cui trattazione ha lasciato letteralmente basiti.  Soprattutto la nota del Capo pilota, foriera di dubbi e dannose incertezze, risulta essere intrisa di gravi imprecisioni e profonde lacune che – attesi i risvolti, reputati di portata generale – merita un immediato intervento chiarificatore. Si ritiene che, forse, la confusione sull’applicabilità della normativa sia dovuta, almeno da quanto si evince dal summenzionato Dp rife a), alla proposta avanzata dalla  Fedepiloti, intesa ad introdurre la verifica delle condizioni di salute dei piloti effettivi ed all’introduzione di  misure di prevenzione a tutela della salute dei piloti.

E’ appena il caso di accennare che per la verifica delle condizioni di salute, il Comandante del porto, in presenza di riscontri oggettivi, procede alla verifica dell’idoneità fisica e psichica di un pilota attraverso la disciplina di cui all’art. 117 e, allo scopo di rendere tali accertamenti periodici, la Direzione Generale ha richiesto al Ministero della Salute, competente per materia, di fornire, ai propri uffici di sanità marittima, le indicazioni in merito ai parametri medici da utilizzare per verificare la permanenza dell’idoneità alla mansione dei piloti.

Non si ha notizia di risposta in tal senso. Per siffatti accertamenti sanitari, sarebbe stato, pertanto, sufficiente indicare la periodicità della visita medica ed eventualmente stabilire se gli accertamenti clinici fossero affidati alla commissione di cui all’art. 103 reg. cod. nav. Tutt’altro discorso per quanto concerne le misure di prevenzione a tutela della salute dei piloti. Acclarata la carenza normativa, il Ministero ha avvertito l’esigenza di introdurre, in via sperimentale, le misure di tutela di salute, anch’esse soggette ad una  sorveglianza sanitaria eseguita dal medico competente.

Ciò posto, l’ambiguità se il  servizio di pilotaggio  possa essere ricondotto nella sfera di cui al D.L.vo 81/2008, sembra stata determinata dalla sua parziale applicabilità di detta normativa. Si avverte, dunque, l’urgente esigenza di fugare qualsiasi dannoso equivoco. Infatti, sussiste da parte della Corporazione, solo l’obbligo di nominare, i medici competenti, i quali “dopo aver valutato ed approvato il documento di valutazione del rischio ai sensi della normativa in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, programma ed effettua la sorveglianza sanitaria attraverso protocolli sanitari definiti in funzione dei rischi specifici”.

Ciò, come peraltro si evince dal DVR e dai protocolli sanitari, ha messo in luce la completa mancanza di conoscenza delle basilari attività svolte dal pilota durante l’esercizio della sua professione. Per essere ancora più chiari non sembra che sia stato posto in luce la differenza tra: • l’idoneità alla mansione: determinata dal medico competente, quale accertamento di uno “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o d’infermità” e finalizzata all’identificazione di rimedi a possibili danni generati dall’esercizio della professione; • l’idoneità al servizio di pilotaggio: accertata dal medico di porto o delle commissioni mediche, sottesa a compiti non preventivi ma certificativi sul possesso e sul mantenimento dei requisiti fisici e psichici dei piloti, prevedendo visite mediche qualora il Comandante del porto lo ritenga opportuno.

Sulla scorta di tali riflessioni è incontrovertibile che la verifica dell’idoneità del pilota non possa ricadere nell’applicazione della normativa di cui al D. L.vo  81/2008 e successive modificazioni ed integrazioni.

Invero, non sembrano nemmeno essere stati fugati i dubbi in merito all’esatta portata di chi sia il datore di lavoro – sulla scorta della definizione contenuta nel citato D.L.vo 81/2008 è il soggetto che ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa – il quale non può che essere individuato nella figura del Capo pilota. Pertanto, a questi sarebbe spettato, ai sensi degli artt. 17, 28 e 29 D.Lgs 81/08, di predisporre  il documento di valutazione dei rischi che risulta essere  uno degli obblighi principali di ogni Datore di Lavoro, peraltro non delegabile, all’interno del quale individuare tutti i pericoli connessi all’attività svolta e quantificare il rischio, ossia la probabilità che ciascun pericolo si tramuti in danno, tenuto conto dell’entità del potenziale del danno stesso.

Invece, si assiste all’ingenuo tentativo – presente all’interno delle linee guida per la redazione del DVR, predisposte dalla fedepiloti, di inserire il potere coercitivo in materia attribuito al Capo Pilota quale datore di lavoro e nel contempo lo si vorrebbe sottrarre dalle responsabilità.

La presentazione delle linee guida per la redazione del DVR, è stata effettuata nel corso di una riunione con i capi piloti delle corporazioni italiane, a cui hanno partecipato, oltre ai Capi Pilota, funzionari del MIT, alti rappresentanti del Comando Generale, tutte persone con ampia conoscenza del lavoro del Pilota e dei luoghi ove egli opera. Ciò nonostante l’elaborato più volte menzionato presenta dei giganteschi paradossi quasi a testimoniare, da quanto si legge nei DVR, che coloro che hanno redatto il documento non hanno mai visto una pilotina nel corso della loro vita e non hanno la più pallida idea di come si svolge il servizio di pilotaggio. 

Un ulteriore chiarimento dovrebbe essere reso in materia di qualificazione del lavoro dei piloti. Ebbene, in base alla definizione attribuita all’interno delle linee guida delle corporazioni piloti dei porti nazionali, redatte dalla Fedepiloti, i piloti dei porti sono “lavoratori autonomi associati ex lege alla Corporazione e sottoposti al potere di regolazione, vigilanza e disciplinare del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ivi incluse le sue articolazioni come la Capitaneria di porto”. Di conseguenza, nel caso si dovesse propendere per assimilare il pilota ad un lavoratore autonomo, egli, relativamente ai rischi propri delle attività svolte e con oneri a proprio carico, ha facoltà e, quindi non l’obbligo di beneficiare della sorveglianza sanitaria e partecipare a corsi di formazione specifici in materia di salute e sicurezza sul lavoro, incentrati sui rischi propri delle attività svolte.

Sulla scorta di quanto sopra è cenno, il Ministero e la Capitaneria di Porto, non possono, prima di scogliere le riserve sulla natura del rapporto di lavoro da cui deriva l’individuazione del responsabile (Capo Pilota datore di lavoro o Pilota quale lavoratore autonomo), imporre al singolo pilota di sottoporsi alle visite mediche previste con il Dp. sub a) e sub c). Anche nel caso in cui si volesse sottoporre totalmente l’attività di pilotaggio alla disciplina di cui al più volte richiamato D.Lvo 81/2008, non si sottacciono le difficoltà applicative che dovrebbero tenere conto delle norme in esso contenute nella sua interezza ad iniziare dalla discussione con tutte le parti attrici compreso questa associazione che, poiché molto attenta a rilevare le molteplici incongruenze che possono investire il pilotaggio, normalmente, per talune materie come quella in questione, viene esclusa dalla partecipazione alle riunioni istituzionali. Si reputa, infine, appropriato soffermarsi sulla richiesta formulata con il Dp. sub b).

In realtà, si rimarrebbe veramente sbigottiti se, coloro che sono chiamati a riscontrare il succitato Dp., dovessero formulare valutazioni positive, atteso il contenuto del  DVR che, compara le pilotine a petroliere ULCC e, per quanto concerne i piloti, non prende assolutamente in considerazione i rischi a cui è veramente esposto un pilota. Si rimane fiduciosi in attesa di risposta con la stessa tempistica che, normalmente viene riservata alle altre associazioni.  

                                                   Il Presidente C.L.C. Vincenzo Bellomo  

Ok per la Licenza definitiva agli aspiranti piloti che, superata la prova pratica, attendono di completare i corsi

19.05.20 – Buone notizie per gli aspiranti piloti di porto italiani. Accogliendo una richiesta avanzata ufficialmente dall’Unione Piloti, lo scorso  11 maggio, il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto, ha disposto, con parere condiviso della Direzione Generale del MIT,  con una nota ufficiale datata 18 maggio, che “All’aspirante pilota che abbia superato la prova pratica potrà essere rilasciata la licenza definitiva in deroga alle previsioni di cui al punto 8.1 dell’allegato” al   decreto n. 112 del 24.09.2018 relativo alle linee guida per la formazione iniziale e l’aggiornamento professionale dei piloti dei porti.

Tale  deroga, concessa in funzione dell’importante funzione svolta dai piloti per assicurare la sicurezza dell’approdo nei porti nazionali, resterà in vigore  fino alla riapertura dei centri di formazione e addestramento, autorizzati dal Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto, i quali a seguito della pandemia Covid 19 hanno sospeso l’attività  su tutto il territorio nazionale,  compresi i corsi previsti dal punto 3.2 delle Linee guida allegate al decreto.

A chiarirlo è lo stesso firmatario della nota, il  Capo reparto VI, del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto, CA (CP) Luigi Giardino, che afferma: “Resta  inteso, che il pilota dovrà comunque completare la formazione richiesta al punto 3.2. ed ottenere l’attestato di cui all’allegato A1 del  sopra citato decreto non appena saranno riattivati i centri di formazione”.

Cliccare il link in basso per visionare la nota ufficiale inviata dal Comando Generale delle Capitanerie di Porto

http://www.unionepiloti.net/wp-content/uploads/2020/05/CGCCP.REGISTRO-UFFICIALE.2020.0053244.pdf

Covid 19- Riaperti i collegamenti via mare con la Sicilia

18.05.20 – Riaperti i collegamenti marittimi per il trasporto passeggeri con la Sicilia; l’aviazione generale con Sicilia e Sardegna, più treni a lunga percorrenza per adeguare l’offerta ferroviaria alla maggiore domanda di trasporto.

La Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli ieri ha firmato, di concerto con il Ministero della Salute, il Decreto che aggiorna le misure di limitazione alla mobilità delle persone per il contrasto della diffusione dell’epidemia da Covid19.

Il provvedimento del Mit risponde anche  alla richiesta avanzata dalla Regione Sicilia per la riattivazione delle linee di collegamento marittimo con l’isola, per consentire lo spostamento del personale delle forze dell’ordine e delle forze armate, del personale sanitario e sociosanitario nonché dei passeggeri per esigenze di lavoro, motivi di salute e assoluta urgenza o per il rientro nella propria abitazione, domicilio o residenza.

Pertanto i collegamenti via mare per i passeggeri da Messina per Villa San Giovanni e Reggio Calabria e viceversa saranno assicurati mediante dieci corse giornaliere A/R, nella fascia oraria dalle 06.00 alle 21.00.

Il traffico merci dalla Calabria alla Sicilia e viceversa è effettuato esclusivamente sull’approdo di Messina-Tremestieri. Da tale approdo è altresì autorizzato il transito degli operatori sanitari pubblici e privati, a bordo delle unità navali che operano il trasporto merci, su mezzi privati e nel rispetto delle certificazioni e delle condizioni di sicurezza delle unità stesse.

Resta invece sospeso il trasporto marittimo dei viaggiatori con la Sardegna, mentre continua ad essere assicurato, fermo restando l’utilizzo delle navi previste in convenzione, esclusivamente il trasporto delle merci e con l’autorizzazione del presidente possono viaggiare anche  per passeggeri per  situazioni particolari.

Per quanto riguarda il trasporto aereo i collegamenti di aviazione generale con le due isole maggiori vengono ora consentiti senza la previa autorizzazione dei Presidenti di Regione.

Per la Sardegna oltre all’aeroporto di Cagliari viene aperto anche quello di Olbia; è comunque sempre  necessario trovarsi in una delle condizioni particolari per accedere all’imbarco.

Sempre in tema di trasporto aereo, viene limitato ai soli servizi di aviazione generale il traffico da e per l’aeroporto di Milano Linate, sulla base delle osservazioni svolte dalla società di gestione dell’aeroporto SEA S.p.A.

Viene rimodulata l’offerta di servizi ferroviari su tutto il territorio nazionale per adeguarla alle nuove esigenze di trasporto passeggeri, sia per le attività a mercato che per quelle svolte in base a contratti di servizio per la lunga percorrenza stipulati da Trenitalia S.p.A. con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Nessuna limitazione è prevista per il servizio di trasporto merci e per i servizi a carattere emergenziale.

Rimangono invariate tutte le altre misure di restrizione della mobilità dei passeggeri con gli altri vettori.

La sfida degli agenti marittimi per rilanciare il traffico passeggeri nel porto di Ancona

18.05.20 – Ancona affronta l’emergenza e chiede all’Autorità di Sistema Portuale misure immediate di abbattimento dei costi che consentano di recuperare rapidamente tutte le direttrici di traffico che fanno capolinea nello scalo dorico, nonché la predisposizione e attuazione di quei protocolli di sicurezza contro il Covid-19 che risultano di importanza vitale specie nel terminal passeggeri in considerazione del fatto che Albania e Croazia hanno appena ripristinato i loro collegamenti con l’Italia.

Il messaggio lanciato nei giorni scorsi dall’Associazione Agenti Marittimi di Ancona va diritto alla sostanza chiedendo all’Autorità di Sistema Portuale l’azzeramento dei diritti portuali attualmente in vigore relativi alle tasse sui passeggeri, a quelle sui veicoli commerciali e ai diritti di security.

“Siamo tutti consci delle difficoltà che le nostre aziende e gli armatori si troveranno ad affrontare – afferma Andrea Morandi, presidente dell’Associazione Agenti Marittimi delle Marche e dell’Abruzzo – ma siamo abituati a lottare; proprio i momenti di difficoltà forniscono quelle eccezionali motivazioni che devono anche concretizzarsi oggi nella soluzione dei problemi che si sono cronicizzati e che oggi devono essere affrontati nella logica del rilancio nonché della massima collaborazione fra operatori privati e Istituzioni”.

Impianto GNL a Crotone per il rifornimento di navi e non solo. Il no del Movimento 5 Stelle

14.05.20 – Crotone, è la sede scelta per un impianto di  ricezione, stoccaggio e distribuzione di metano liquido dedicato anche al bunkeraggio delle navi. A proporre il progetto è la Società “Ionio Fuel”. L’impianto avrà una capacità di stoccaggio pari a 20.000 metri cubi distribuiti su 18 serbatoi da 1.226 metri cubi ciascuno, realizzati con la migliore tecnologia disponibile.  

L’area prescelta – che verrà dotata di condotta criogenica sotterranea e subacquea  con terminale per l’ormeggio delle navi gasiere – sorge su una superficie di 6,7 ettari acquisiti nella zona industriale di Crotone.  Si stima che in una prima fase la capacità nominale annua di approvvigionamento e distribuzione, raggiunga 1.440.000 metri cubi di gas, di cui 700.000 via camion e 340.000 via nave. 

Il progetto però ha visto nei giorni scorsi una levata di scudi da parte del Movimento 5 Stelle che, nella persona della senatrice Elisabetta Barbuto, ha presentato un interrogazione parlamentare. In particolare si contesta il via libera dato dal Corap, ente pubblico economico strumentale della Regione Calabria, proprietario dell’area individuata per la realizzazione dell’impianto, che risulta in liquidazione coatta amministrativa.

Secondo la “Ionio Fuel” l’impianto di Crotone, collocato tra l’altro in una posizione strategica per l’accesso all’Adriatico e al Tirreno, potrebbe supplire alla mancanza nel Sud Italia  di un hub per il bunkeraggio di navi alimentate a GNL (combustibile che alla luce delle recenti normative internazionali sulla riduzione delle emissioni di CO2 sta diventando sempre più diffuso), che costringe le compagnie armatoriali a dirottare le stesse verso i porti della Francia e della Spagna.

Mai una nave di 73000 t.s.l era entrata a Sampierdarena. Prova di abilità dei Piloti di Genova

14.05.20 – Lo scorso 8 maggio, “un altro limite ritenuto fino a poco tempo fa fuori portata, è stato superato con l’accosto sperimentale al ponte Etiopia della portacontenitori liberiana Agios Minas che, con una lunghezza di 300 metri, una larghezza di 40 e un tonnellaggio lordo di 73.000 t.s.l. è in assoluto la nave di dimensioni maggiori mai entrata nel canale di Sampierdarena” a Genova. E’ quanto si legge in un articolo apparso sul sito del Corpo Piloti del capoluogo ligure (www.pilotigenova.it).

“La manovra – prosegue il testo dell’articolo – è stata studiata a fondo con l’utilizzo di un simulatore di manovra e preparata nei minimi dettagli, ponendo la maggior attenzione sull’aspetto della sicurezza. A bordo, oltre al capo pilota Fabricatore Irace, i colleghi Marino e Scotto di Covella, erano presenti gli ufficiali della Capitaneria di porto C.C. Berardi, S.T.V. Florio e il Nostromo del porto Castigliego”.

“Viste le dimensioni della nave, l’evoluzione è stata eseguita in avamporto per poi procedere a marcia indietro nel canale di Sampierdarena ed evoluire nuovamente in prossimità dell’accosto; l’unicità della manovra si può intuire considerando che la lunghezza dell’unità supera del 50% la larghezza del canale in cui viene effettuata e che, quindi, per ovvie ragioni deve avvenire sempre in abbrivio controllato senza arrestare mai il moto”.

“Tali manovre – si legge ancora sul sito dei piloti del Porto di Genova – esprimono al massimo il valore della professione del Pilota e l’importanza della pianificazione e della collaborazione con l’Autorità marittima e il resto dei servizi tecnico nautici. Considerando inoltre il momento particolare che stiamo vivendo, il tutto acquisisce un valore aggiunto ed infonde speranza per una futura ripresa”.

Covid 19 – Fase 2, Confitarma delusa dal governo

13.05.20 – Confitarma esprime forte preoccupazione e delusione per il mancato accoglimento delle sue istanze nelle bozze del Decreto Rilancio circolate oggi sulla stampa

“Non è stato dato nulla a chi ha dato tanto in questo periodo – afferma Mario Mattioli (nella foto), presidente di Confitarma – Siamo considerati un servizio essenziale quando è necessario assicurare i collegamenti marittimi ma poi veniamo dimenticati quando bisogna sostenere le imprese di navigazione”.

In particolare, Confitarma sottolinea che le sue istanze non sono state accolte mentre sono state trovate risorse ingenti per Tirrenia e Alitalia.

“Non vorremmo che la proroga della convenzione Tirrenia per altri 12 mesi, con un esborso per lo Stati di ulteriori 72 milioni di Euro, nonostante la Commissione europea si sia chiaramente espressa contro qualsiasi proroga, sia la causa della difficoltà del Governo nel reperire le risorse per il nostro settore”.

“Abbiamo chiesto la riduzione temporanea del costo del lavoro – aggiunge – Mario Mattioli – per tutte quelle imprese marittime con unità iscritte nelle matricole nazionali che, a causa delle restrizioni imposte dall’emergenza COVID-19, stanno subendo notevoli cali di fatturato pur continuando ad assicurare quotidianamente servizi strategici ed essenziali per il Paese come la continuità territoriale e i rifornimenti energetici”.

“Non abbiamo letto neanche della previsione di misure richieste da Confitarma per la riduzione dei costi di approdo delle navi nei porti, mentre diversi Stati membri dell’Ue, anticipando le indicazioni della Commissione europea, le hanno già introdotte”.

“L’auspicio – conclude Mario Mattioli – è che nel Decreto siano accolte le richieste di Confitarma, incluse quelle a costo zero, come ad esempio la possibilità di effettuare crociere anche solo tra porti nazionali, così come già si sta programmando in altri Paesi dell’Ue, per contribuire al rilancio della filiera del turismo”.

Dal governo solo aiuti per il trasporto aereo. L’allarme di Assarmatori

13.05.20 – Il Governo ha deciso di salvare il trasporto aereo e affondare quello marittimo, assumendosi una grave responsabilità in un Paese al centro del Mediterraneo, dove un sesto della popolazione vive su isole e il 90% della produzione di merci dipende dal trasporto marittimo per l’approvvigionamento delle materie prime o per la distribuzione del prodotto finito.

Nell’ultima versione del Decreto Rilancio, infatti, all’art. 201 è previsto un fondo di 150 milioni per la compensazione dei danni subiti dalle compagnie aeree nazionali per effetto della riduzione del numero dei passeggeri trasportati durante la fase di emergenza da Coronavirus e all’art. 206 è previsto un fondo di 3 miliardi di euro per la costituzione di una nuova compagnia di bandiera. Per le compagnie di navigazione, che i passeggeri proprio non li possono tuttora imbarcare, non è stato invece previsto alcun indennizzo o aiuto, se si esclude la sospensione della tassa di ancoraggio. Altro che sostenere le attività marittime e impedire il tracollo di un settore strategico dell’economia nazionale e l’immediata cancellazione di migliaia di posti di lavoro, come il Governo aveva assicurato di voler fare.

A lanciare nuovamente l’allarme è Assarmatori, che denuncia come “la gravità della situazione non sia stata colta a fondo visto che dopo oltre due mesi di lockdown il cluster marittimo, componente fondamentale della catena logistica che tiene in piedi il Paese, è allo stremo per le conseguenze della pandemia”.  In ballo non c’è solo il destino delle imprese armatoriali che garantiscono una rete di collegamenti essenziali, ma anche migliaia di posti di lavoro di marittimi italiani.

Il settore crocieristico, che secondo le previsioni di fine 2019 quest’anno si sarebbe dovuto avviare a superare ogni record precedente, con oltre 13 milioni di passeggeri in Italia, tra imbarchi, sbarchi e transiti, è interamente fermo. E in Italia la situazione è ancora più grave perché le compagnie che hanno assicurato finora tali volumi (e che per l’80% sono aziende internazionali), non solo devono far fronte alle difficoltà di rientro dei marittimi nelle loro nazioni di provenienza per i divieti posti dai vari Governi (in tutto il mondo sono 100 mila i marittimi bloccati sulle navi per questo motivo), ma non possono nemmeno attraccare nei porti italiani per mettere le navi in disarmo, a causa di un’inspiegabile blocco imposto con i decreti emergenziali.  Una scelta tanto miope quanto autolesionista: tenere lontano in un momento così critico chi ha garantito in questi anni la crescita più consistente degli incassi turistici non è certo prova di lungimiranza.

Non va meglio al cabotaggio nazionale di trasporto merci e passeggeri: i traghetti che collegano i principali porti nazionali e in particolare le isole maggiori e minori e le navi impegnate sulle Autostrade del Mare, continuano a viaggiare per consentire il trasporto delle merci, indispensabile per gli approvvigionamenti e per garantire la continuazione di attività economiche e industriali vitali, ma i costi ingenti di questi servizi, essenziali per il Paese,  non vengono minimamente compensati dai ricavi mancando completamente la componente del traffico passeggeri. E non fa prevedere miglioramenti la prospettiva di dover viaggiare al 50-60% (e forse anche meno) della disponibilità dei posti anche dopo la fine del lockdown, per poter garantire il distanziamento fisico che giustamente dovrà rimanere in vigore fino al completo debellamento della pandemia e per cui le aziende armatoriali hanno già adottato tutti i protocolli. Dalle analisi effettuate dalle compagnie armatoriali risulta, infatti, che mentre i ricavi caleranno per oltre la metà (il calo attuale è superiore al 90%) i costi fissi e variabili non potranno che scendere di un quarto o poco più, condizioni che rendono impossibile qualsiasi ipotesi di continuità aziendale. Tanto più se anche per le compagnie di navigazione, come per le altre aziende “capital and labour intensive”, l’accesso alla liquidità con garanzie pubbliche resta al momento solo un’illusione.

Quanto al traffico internazionale di container e rinfuse, le navi continuano ad essere rallentate dalle diverse e spesso contrastanti misure di contenimento decise dalle varie autorità nazionali e di numerosi altri Paesi. Di conseguenza il calo dell’attività nei porti italiani supera il 30%, ma le previsioni sono di ulteriori peggioramenti per il prossimo futuro.

Per reggere questa situazione di autentica calamità Assarmatori, insieme a Conftrasporto a cui aderisce e alle altre Associazioni del cluster, ha chiesto misure specifiche di sostegno per le imprese e i lavoratori analoghe a quelle previste per il trasporto aereo fin dal primo Decreto Cura Italia di metà marzo. “Misure che dovranno aiutare l’intero impianto del trasporto marittimo e passeggeri in particolare, a garanzia della più grande popolazione insulare d’Europa. Ma finora, al di là di rassicurazioni e impegni verbali, non si è visto nulla di concreto. E il tempo sta scadendo facendo emergere i confini di una crisi sistemica che, per un Paese che dipende in modo così evidente dal trasporto marittimo, è destinata ad assumere le caratteristiche di un vero e proprio suicidio collettivo”.

Covid 19: Il grazie del Presidente dell’UP Vincenzo Bellomo a Piloti e Gente di Mare

12,02.20 – Distanza, solitudine e persino abbracci spezzati. E’ quanto l’Italia ed il mondo intero hanno vissuto negli ultimi mesi a causa della pandemia Covid 19. Una situazione semplicemente inimmaginabile che ha costretto ognuno di noi a scavare un solco con gli altri.

Paradossalmente,  però,  siamo diventati tutti più responsabili. All’incommensurabile sacrificio degli operatori sanitari in prima linea per salvare vite umane, si è aggiunto il contributo silenzioso ed instancabile di chi opera in settori chiave come l’industria marittima.

Tra questi figurano anche i piloti che in questi mesi mai hanno fatto mancare il loro apporto affinchè le navi continuassero ad arrivare e partire dai nostri porti. Non senza orgoglio posso affermare che i piloti di tutte le Corporazioni d’Italia hanno svolto e continuano a svolgere il loro dovere in modo strenuo ed ineccepibile.

In generale tutto ha funzionato bene. I protocolli delineati con l’Autorità marittima e l’USMAF, grazie anche alla collaborazione degli agenti marittimi, sono stati seguiti alla lettera da tutti i soggetti coinvolti, compresi gli equipaggi delle navi.

Ed è a questi ultimi che rivolgo anche  il mio pensiero ed il mio sincero ringraziamento. Lontano dai loro cari, senza la possibilità di poter godere di alcuna franchigia, e di essere rincalzati, hanno sofferto più di altri le conseguenze di questa terribile pandemia. 

Grazie a loro,  merci,  beni di prima  necessità e forniture mediche essenziali hanno continuato ad essere trasportate senza soluzione di continuità in tutto i Paesi del mondo. Tra coloro che maggiormente hanno sofferto figurano gli equipaggi delle navi da crociera che si sono visti molto spesso rifiutare l’approdo.

Sul trasporto marittimo incombono  molte incognite e nuove sfide ed in tanti cercano di dare una risposta sul futuro dell’operatività delle navi e dei traffici, una volta che il Corona Virus non rappresenterà più una minaccia.

Non spetta a me fare previsioni ma è certo che il trasporto via mare continuerà a svolgere un ruolo chiave per il commercio e l’economia globale e che per tutti i soggetti coinvolti sarà necessario fare sistema. A noi piloti toccherà, come sempre, assicurare agli armatori e all’autorità marittima, competenza e professionalità, per consentire alle navi, grandi e piccole,  di manovrare in assoluta sicurezza nelle acque dei nostri porti.

Capitano (CLC) Vincenzo Bellomo
Presidente Unione Piloti.

La Spezia, AdsP, Comune e operatori del settore, insieme per rilanciare il Porto

12.05.20 – venerdì scorso l’AdSP del Mar Ligure Orientale – con la Presidente Carla Roncallo ed il Segretario Generale Francesco Di Sarcina – ed il Comune della Spezia- con l’Ass.re Anna Maria  Sorrentino – hanno incontrato, in modalità web, tutti i principali terminalisti ed operatori portuali che svolgono le loro attività per e nel nostro scalo. 

L’iniziativa dei due Enti, che fa seguito ad altri incontri che dall’inizio della pandemia si sono susseguiti tra AdSP ed operatori portuali, era rivolta all’analisi delle possibili azioni necessarie a superare e mitigare le criticità derivanti dalla diminuzione dei traffici di merci, conseguente all’esplosione ed al diffondersi  della pandemia da coronavirus.

All’incontro virtuale erano presenti il direttore Generale di LSCT, Alfredo Scalisi e il responsabile Comunicazione e Marketing di Contship Italia, Daniele Testi; il brand manager di Tarros, Mauro Solinas; il Presidente degli Agenti Marittimi, Giorgio Bucchioni; il presidente dell’Associazione degli Spedizionieri, Andrea Fontana; il presidente e Ad di La Spezia Port Service, Salvatore Avena; il presidente della Sezione Logistica di Confindustria La Spezia e proprietario del Gruppo Laghezza, Alessandro Laghezza; l’amministratore di Ser.Nav e Presidente della Associazione Spedizionieri Doganali della Spezia, di Sernav, Bruno Pisano; la responsabile Comunicazione e Marketing di AdSP, Monica Fiorini.

La riunione, che ha registrato la piena collaborazione di tutti i principali attori del nostro cluster portuale, si è focalizzata sull’avvio di alcuni progetti e sulla conclusione di altri già in fase più avanzata, sia di iniziativa di AdSP sia di iniziativa degli operatori, necessari per rilanciare e rendere sempre più competitivo ed efficiente il porto spezzino, da sempre caratterizzato dalla sperimentazione di processi innovativi, anche per fronteggiare al meglio la crisi dei traffici che sta caratterizzando i porti nazionali e non solo, a causa del Covid 19.

L’idea, in estrema sintesi, è quella di sfruttare il periodo di calo del traffico per prepararsi ad offrire maggiori servizi ed efficienza agli utenti, con la consapevolezza che lo scenario rimarrà variabile e complesso ma allo stesso tempo offrirà concrete opportunità per avviare nuovi modelli che mettano al centro la collaborazione, la digitalizzazione e la sostenibilità economica, sociale ed ambientale. Un porto, quello della Spezia, che lavora a beneficio della crescita di un territorio che anche in questa pandemia ha garantito, attraverso le proprie strade e collegamenti ferroviari, il flusso di merci essenziali per tutte le principali regioni del Nord Italia.

AdSP e Comune della Spezia, per le rispettive competenze e nella massima collaborazione, si adopereranno anche a velocizzare le procedure autorizzative necessarie per la realizzazione dei progetti, affinché l’operatività del porto non subisca contraccolpi. A tale finalità si è convenuto  di istituire appositi gruppi di lavoro dedicati al monitoraggio, all’esecuzione ed alla diffusione informativa dei progetti in corso d’opera.

Una comunità coesa, dunque, quella portuale, che vuole andare avanti con tutti gli strumenti a disposizione, in attesa che la crisi attuale venga superata e si possa contare su  un porto ancora più competitivo di quello di inizio pandemia, questo il messaggio emerso dall’incontro di oggi e questa la mission alla quale sia le istituzioni, sia gli operatori privati, lavoreranno con il massimo impegno.