Erice, la relazione del Presidente dell’UP al convegno sulla Sicurezza della navigazione e la difesa del mare

La scelta del tema dell’assemblea annuale dell’Unione dei Piloti Italiani, “Dalla Sicurezza della Navigazione alla Salvaguardia del Mare: un percorso che racchiude Futuro, Scienza, Arte e Professionalità”, ha comportato l’arduo compito di individuare un’adeguata cornice dove svolgere l’incontro. La scelta  – che non nascondo sia di parte – è ricaduta su uno scrigno meraviglioso, pieno di tesori di altissimo pregio ambientale, architettonico, storico, culturale e scientifico, che è noto al mondo come Erice. Trovato il luogo è stato necessario individuare la sede dove realizzare questa assemblea e, non so nemmeno da dove sia arrivato il coraggio, ho chiesto di poterla realizzare presso il Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana. Grazie alla risposta affermativa del Professor Antonino Zichichi, mi trovo nelle vesti di un improbabile anfitrione, in una struttura di fama mondiale che l’appellativo “prestigiosa” non le rende la giustizia che merita. Professor Zichichi la prego di accettare i miei più deferenti ossequi e i miei ringraziamenti per aver ospitato la nostra assemblea. Purtoppo per motivi strettamente personali non ha potuto presenziare  e per questo ci ha inviato un video.

Porgo il mio più sincero benvenuto alle Autorità, delle associazioni Scientifiche, della ricerca e Ambientaliste che, con la loro presenza testimoniano l’importanza del servizio di pilotaggio all’interno delle attività che, direttamente o di riflesso, convolgono il mare.

Un particolare amichevole saluto al Cluster Marittimo. Consentitemi, un fraterno e caloroso abbraccio ai colleghi della Fedepiloti che, negli ultimi tempi, hanno voluto riproporre un nuovo dialogo, delle volte anche aspro, ma sempre improntato al sincero e leale confronto. La loro presenza non costituisce reciprocità di partecipazione all’assemblea della Fedepiloti ma rappresenta la ferma volontà di dialogo finalizzato a dare corso ad una rinnovata coesione associativa, così come auspicato dalla quasi totalità dei piloti, volta ad affrontare le problematiche del pilotaggio con un unica voce. Essi, sono stati invitati a partecipare anche all’incontro riservato e alla categoria dei piloti allo scopo di acquisire il loro contributo, ricco di eccellenti spunti e preziosi approfondimenti. Inspiegabilmente hanno deciso di non presenziare.

A tutti gli altri colleghi, a prescindere dall’associazione di cui fanno parte, il mio ringraziamento per l’apporto fornito, l’appoggio dato, le critiche costruttive mosse, la messa in discussione dei modi di pensare e di agire; azioni che hanno avuto la loro massima espressione e sintesi nel corso della riunione indetta il 21 gennaio a Taranto. L’importanza dei relatori che mi succederanno, mi suggerisce di evitare la trattazione degli argomenti oggetto del presente convegno, affidando a loro – decisamente più qualificati – la discussione della tematica dell’assemblea. Pertanto, il mio intervento tratterà della nostra amata professione: il pilotaggio. Da diverso tempo si assiste ad una sistematica messa in discussione del pilotaggio portuale italiano, definito, con molta superficialità, un sistema antiquato, obsoleto, da superare. L’Unione Piloti è convinta, invece, che sia un “sistema che ha garantito per decenni economicità con alto livello di operatività e sicurezza” .

La messa in discussione del sistema del pilotaggio italiano non è avvenuta da un giorno all’altro ma trae origine in tempi lontani ed i segnali – arrivati forti e chiari –non lasciano alcuna diversa interpretazione. Il vento del cambiamento ha iniziato a soffiare e – tenendo ben a mente gli interessi primari dello Stato, obiettivi perseguiti anche attraverso l’opera svolta dai Piloti, quali la salvaguardia della vita umana in mare e la sicurezza della navigazione – siamo consapevoli che in una società nella quale tutto cambia con ritmi frenetici, ritenere che si possa restare fermi appare una pia illusione.

La presa di coscienza che la rivoluzione sia in atto, non deve, però, disorientare favorendo così l’adesione a teorie anacronistiche o meglio irraggiungibili chimere. L’aver percepito le preoccupanti avvisaglie, deve renderci ancora più determinati nel promuovere i dovuti approfondimenti e riflessioni, il tutto per poter avere ben chiara la meta condizione essenziale per poter restare ben saldi nel seguire la rotta, in questo scenario l’affermazione “nessun vento è favorevole al marinaio che non sa dove andare” (Seneca) non potrà essere a noi avvicinabile in nessun modo.

Le opinioni esternate talvolta da alcuni nostri colleghi – uomini di mare più abituati all’azione che alla comunicazione – qualora non contestualizzate, possono rendere l’interpretazione personale come il recepimento, in maniera univoca, della realtà, senza preoccuparsi che tali assunti, pongono la categoria in situazioni di alto rischio. Ne è un chiaro esempio che – alcuni piloti, senza valutare tutti gli elementi e tutte le variabili e seguendo pericolosi canti delle sirene – hanno promosso una causa la cui sentenza, riteniamo abbia generato uno uno scellerato precedente quello di includere le Corporazioni di piloti tra le società cooperative regolate da leggi speciali. La decisione del Giudice – che sembra in totale contrasto con i dettami legislativi nazionali ed europei – assoggetta alle disposizioni normative di diritto privato, la Corporazione dei piloti dei porti. Ebbene, basterebbe rileggere gli articoli del codice della navigazione o, per i colleghi più intraprendenti, la relazione al codice della navigazione per capire, in modo incontrovertibile, le ragioni per cui alla Corporazione, lo Stato Italiano ha attribuito una natura giuridica – così come peraltro più volte stabilito dalla giurisprudenza e dalla dottrina dominante – tale da renderla quanto più vicina possibile ad un ente pubblico, disciplinando compiutamente il servizio di pilotaggio attraverso un intimo intreccio di norme pubblicistiche e privatistiche la cui scissione appare impossibile.

Essa, istituita nei porti e nei luoghi di transito dove se ne riconosce la necessità, opera in un monopolio naturale, finalizzato a salvaguardare le primarie finalità dello Stato affinché sia sviluppata l’economia del Paese, distribuita la ricchezza della Nazione e tutelato il patrimonio ambientale, archeologico, marino e naturale. Il legislatore ha assoggettato le corporazioni alla vigilanza penetrante dell’Autorità Marittima Statale e Periferica la quale verifica i suoi bilanci attraverso i rendiconti predisposti dalle singole corporazioni; controlli che non si rinvengono per altri servizi tecnico nautici e portuali. Di conseguenza, sottraendola alla disciplina di diritto privato, le sono stati negati gli aspetti più rilevanti per un’azienda privata: la possibilità di scegliersi la propria ragione sociale, il fine di lucro, la libertà d’impresa e la strategia imprenditoriale. Si assiste a numerosi tentativi di minare l’unicità del nostro servizio, peraltro, ribadita di recente anche nel regolamento europeo 352/2017 ormai legge dello Stato, senza preoccuparsi delle conseguenze che interpretazioni diverse e soggettive – o peggio strumentali – potrebbero comportare: un rampante liberalismo economico-finanziario.

Reputo, quindi, assolutamente necessario – attraverso un leale, costruttivo e sincero confronto con le altre organizzazioni portuali, portatrici di interessi diffusi – superare quei sentimenti che complicano le relazioni umane quali l’orgoglio, l’amor proprio, la difficoltà a ritirare una frase ormai scagliata; affinché sia evitata la difesa della propria posizione a prescindere.

Considero essenziale ribadire il concetto di sicurezza per il quale, da tempo immemore, esistono i piloti. Partendo dall’assunto che la sicurezza totale si ottiene in assenza di pericoli – condizione non realizzabile nella realtà – solo una conoscenza di tipo scientifico, basata, quindi, su osservazioni ripetibili, può garantire una valutazione sensata della sicurezza, finalizzata a porre in essere le opportune azioni preventive ed organizzative adeguate quali, nel campo della sicurezza della navigazione, l’istituzione del pilotaggio nei porti italiani.

I nuovi stili di vita ci impongono continui compromessi tra costi, benefici e conseguenze e, per limitare i costi, spesso ci spingiamo ad utilizzare la tecnologia senza conoscere le possibili derive. I cigni neri per cui, troppo spesso accettiamo un gradiente di rischio più alto pur di usufruire di servizi economicamente più vantaggiosi, non possono e non devono essere applicati al nostro servizio – il quale, peraltro, vanta un costo tra i più bassi in Europa e, quindi, non si ritiene possa essere oggetto di un’ulteriore trattativa in grado di svilirne l’alta valenza. E’ opportuno ribadire che, allo scopo di realizzare il più ampio gradiente di sicurezza, la regolamentazione delle attività portuali viene affidata all’Autorità Marittima ed i piloti – quali privilegiati consiglieri, in ordine alle manovre portuali ed alla gestione
del traffico ed in considerazione che il Comandante del Porto rifugge da logiche di mercato che pretendono di utilizzare approdi strutturalmente inadeguati al traffico – forniscono, a quest’ultimo, i necessari supporti decisionali, mettendolo in condizione di poter consentire l’accesso allo scalo in ragione di valutazioni tecniche operate tenendo ben presente il fondamentale e primario interesse della sicurezza della navigazione.

Il pilotaggio deve rappresentare lo strumento capace di garantire la sicurezza della navigazione non il mezzo per il superamento delle disposizioni che rendono più difficile il verificarsi di eventi dannosi e di incidenti. Reputo, quindi, giusto ostentare fierezza, qualora alla Corporazione venga riconosciuto il merito di aver contribuito ad aumentare la produttività, ma certamente non posso condividere che questo sia avvenuto in un porto strutturalmente inadatto al traffico presente in quell’approdo. Dichiarazioni del tipo “esistono navi sempre più  grandi che entrano nei nostri porti non tutti adeguati” oltre ad avere palesemente il sapore della superbia, appaiono improvvide.

Esse potrebbero essere interpretate come una spavalda incoscienza che permette di superare normalmente quella “sottile linea rossa che separa la riuscita o meno delle operazioni di ormeggio e disormeggio”, sconfessando i principi Europei che hanno fatto in modo che il solo servizio di Pilotaggio venisse escluso dalla liberalizzazione. L’ingresso o l’uscita di una nave in porto non deve rappresentare un’incognita ed i piloti italiani, orgogliosi della propria professionalità si pongono quali fiduciari dell’Autorità Marittima e guardiani della sicurezza che giammai deve essere superata e tanto meno forzata in ragione del profitto, dell’aumento del traffico o dell’aumento della produttività.
Attraverso l’elaborazione di una formula tariffaria, considerata un vero e proprio modello matematico che rispecchia validamente gli aspetti caratteristici del problema, concepito nella sua interezza da un punto di vista tecnico, economico, amministrativo e sociale, lo Stato Italiano ed i piloti, sin dal 1977, procedono a determinare le tariffe per il servizio in ambito nazionale.

Siamo fermamente convinti che la procedura prevista sia già ispirata alla tutela dell’utenza portuale, fissando i diritti per i servizi di pilotaggio in modo trasparente, obiettivo e non discriminatorio e proporzionali al costo del servizio fornito, con un meccanismo il quale – da ben 45 anni ed in anticipo tra tutti i paesi europei – tiene conto proprio di concetti, fermamente insiti nei propri procedimenti in materia di tutela di tutte le parti attrici dello sviluppo economico, che solo oggi gli altri Paesi membri dell’UE introducono nei loro ordinamenti come innovazioni.

Tale opinione è, altresì, suffragata dal fatto che tale formula è stata adottata – e continua ad esserlo – per il rinnovo delle tariffe collegate al servizio di ormeggio e non si ha notizia che in occasione del recente tavolo per determinare tali tariffe le associazioni armatoriali abbiano espresso la volontà di metterne in discussione i criteri ed i meccanismi.
Recentemente, però, il MIT, ha avvertito l’esigenza di intraprendere – con tutte le organizzazioni partecipanti all’istruttoria tariffaria – una revisione complessiva della disciplina del servizio di pilotaggio e, a nostro giudizio, le motivazioni che hanno indotto il Ministero ad intraprendere tale iniziativa, si intravedono nei “particolari”
riferimenti che saranno oggetto del confronto.

Non si nasconde la preoccupazione derivante dal raffronto con la controparte su tali questioni, in quanto si percepiscono delle mire più recondite. Infatti, si assiste sempre più spesso al tentativo di voler qualificare la corporazione come impresa che svolge una attività economica e, dunque, soggetta anche ai principi di tutela della concorrenza. L’Unione Piloti, non si sottrae al leale e costruttivo confronto che, però, non deve svilire la professionalità dei piloti dei porti italiani e non deve, soprattutto, sottendere a chissà quali altre recondite mire. Voglio rassicurare, quindi, tutti i colleghi piloti, che l’UPI, si opporrà fermamente a qualsiasi tentativo di reintroduzione del tema della concorrenza del servizio di pilotaggio, al quale proprio l’Unione Europea attribuisce la rilevanza essenziale nella riduzione dei rischi, distinguendolo completamente dagli altri servizi tecnico nautici,
escludendolo dall’applicabilità della predetta disciplina di cui al Regolamento 352/2017.

Sono sempre più convinto che una lucida e lungimirante fedeltà di intenti di tutta la categoria non tarda a produrre i benefici effetti che – lo auspichiamo tutti – possano presto diffondersi proprio nel momento in cui si andrà a combattere quella che, forse, può essere considerata la madre di tutte le battaglie: Il ruolo del Pilota configurato come funzionale all’esigenza di garantire la sicurezza della navigazione in ambito portuale e negli altri ambiti ove è ritenuto necessario, con la precisazione che esso va inteso come attività espletata a beneficio della sicurezza del Porto nel suo complesso (o delle altre zone in cui si svolge la navigazione), piuttosto che come ausilio alle attività di conduzione e manovra del singolo comandante di nave. Solo così, ritengo possa essere affermata, ancora una volta, l’importanza del pilotaggio italiano secondo l’ottica fino ad oggi considerata e la cui attualità non è in discussione. Vi ringrazio per l’attenzione.