La Darsena Europa divide Livorno (e Genova)

Livorno – La seconda (e certamente non ultima) puntata della querelle scoppiata a Livorno a margine della pubblicazione, da parte dell’Autorità Portuale, dello studio sul progetto Darsena Europa è andata in scena ieri in occasione di un convegno organizzato per una presentazione tecnica del lavoro svolto da OSC – Ocean Shipping Consultants e D’Appolonia.
Protagonista principale il sindaco livornese Filippo Nogarin, che, pur sottolineando la condivisione da parte dell’amministrazione comunale riguardo l’esigenza di infrastrutture migliori per il porto livornese, ha richiamato la necessità di cautela di fronte ad “operazioni costosissime per i cittadini e supportate da analisi molto fragili”. I “grossolani errori contenuti in uno studio pagato quasi mille euro a pagina (ca. 200mila euro il valore della gara vinta da OSC e D’Appolonia, nda)” saranno oggetto – ha spiegato Nogarin – di un documento approfondito che “a breve consegneremo all’Autorità Portuale”. Nel mirino finiranno “l’inglese maccheronico di uno lavoro che peraltro avrebbe dovuto essere redatto in italiano, il fatto che lo studio smonti la previsione di fondali a 16 metri, il costo già salito da 650 a 805 milioni di euro e il metodo di calcolo della domanda di traffico utilizzato”, contestato anche da Nicoletta Batini, economista indicata proprio da Nogarin nella tena per il rinnovo della presidenza dell’Autorità Portuale..
Più ancora che l’attuale commissario dell’ente Giuliano Gallanti, per il quale il principale atout di Darsena Europa rispetto a Genova e La Spezia sarà rappresentato dai “collegamenti ferroviari che, terzo valico in testa, i porti liguri non avranno prima dell’avvento del terminal livornese”, lo sparring partner del sindaco è stato Massimo Provinciali. Il segretario generale, respinti i dubbi sulla gara per la scelta delle due società di consulenza (invitando Nogarin a rivolgersi alla Procura) e rassicurato la platea, forte della propria esperienza ministeriale, sulla correttezza dell’utilizzo di mutui da parte degli enti finanziatori, ha chiuso la diatriba constatando, amaramente, che “un simile clima di conflittualità fra istituzioni è peggio che avere fondali a 6 metri”. I tecnici Andrew Penfold (OSC) e Marco Tartaglini (Modimar) hanno risposto al sindaco ribadendo, il primo, la bontà dell’analisi della domanda e, il secondo, la possibilità di un escavo a 18 metri senza particolari problemi tecnici e finanziari: “Basterebbe un semplice adeguamento tecnico-funzionale del Piano Regolatore Portuale, si tratta di una variante di poco conto; inoltre gli eventuali 2,5 milioni di metri cubi ulteriori da dragare potrebbero essere usati per il ripascimento delle spiagge della costa sabbiosa al nord del Calambrone, perché non contengono elementi inquinanti”.
Il dibattito sulla Darsena Europa non si è però limitato a Livorno, nella cui comunità portuale e cittadina le opinioni sono comunque varie. Fra gli astanti figuravano infatti alcuni terminalisti “foresti”, di vedute diametralmente opposte.
Luca Becce, amministratore delegato di TDT – Terminal Darsena Toscana ed espressione della controllante genovese GIP (Gruppo Investimenti Portuali), è da tempo un sostenitore del progetto: “Anche con 16 metri di fondale la Darsena Europa conterrà il terminal contenitori con meno criticità del Mediterraneo. Niente coni aerei, superfici adeguate, ottimi collegamenti stradali e soprattutto ferroviari: ci sono tutte le ragioni per investire”. Ma per giustificare l’esborso previsto per i finanziamenti privati (oltre 300 milioni) necessari ad integrare il mezzo miliardo pubblico che si vorrebbe spendere sul progetto (200 milioni dell’Autorità Portuale, 50 assicurati dal Governo e 250 forniti dalla Regione, principale sponsor, almeno in questa fase pre-elettorale, dell’iniziativa, tanto da “auspicare – parola dell’assessore al bilancio Vittorio Bugli – l’emissione del primo bando già a luglio”) occorrerà una concessione adeguata. “Non inferiore ai 50 anni” ha spiegato Becce, confermando l’interesse di GIP e auspicando “l’intervento, più che di compagnie armatoriali (GIP è socio di MSC nel progetto genovese di Calata Bettolo, nda), di terminalisti puri: lavoreremo in questo senso”.
Difficile ad oggi che fra i partner (sebbene i due gruppi terminalistici siano soci sial al Sech che al VTE a Genova) possa figurare la multinazionale singaporegna PSA. Il giudizio di Gilberto Danesi, amministratore delegato di VTE (controllata appunto da PSA) sul progetto e soprattutto sullo studio di OCS e D’Appolonia non ha infatti lasciato molto spazio alla fantasia: “È semplicemente un falso, che si basa su un’analisi della domanda impossibile e arriva alle conclusioni desiderate solamente sorvolando su dati di realtà sotto gli occhi di tutti: oggi a La Spezia arrivano regolarmente navi da 16.000 TEUs e da noi da 14.000. E appena avremo le nuove gru potremo lavorare su navi da 20.000 TEUs. Il costo della Darsena Europa poi, visto che siamo solo alla progettazione, sono destinati a lievitare oltre il miliardo, spero che non si buttino via così i soldi pubblici: meglio sarebbe se lo Stato investisse nell’infrastruttura ferroviaria necessari a collegare efficientemente l’Italia col resto d’Europa”.
Andrea Moizo tratto da www.ship2shore.it