Michele Conte su Yilport: a Taranto non basta il transhipment

I turchi di Yilport sono pronti a  trasformare il porto di Tarantio in un hub di transhipment. ma questo, oltre ad essere un film già visto, da solo non basterebbe. Lo sostiene   Michele Conte, ex autorità portuale e attualmente presidente del Propeller Club Taras nonchè di Federmanager Taranto, per il quale è necessario un grande centro per la lavorazione delle merci avvalendosi delle agevolazioni offerte dalla creazione della Zona Economica Sociale (ZES) per sfruttare al meglio le potenzialità del Molo Polisettoriale. Riportiamo di seguiti il contenuto integrale di una sua nota.

“Robert Yuksel Yildirim, presidente di Yilport, il Gruppo turco che ha “manifestato” interesse ed ha presentato una “domanda-proposta” per la concessione del Molo Polisettoriale del Porto di Taranto, come si apprende da note stampa, ha dichiarato che “Yilport è entusiasta del Terminal Container di Taranto e si impegna per l’ascesa di Taranto nell’industria Portuale”. Yilport attualmente è al tredicesimo posto nella classifica mondiale dei gestori di terminal portuali ed ha nei suoi programmi, dichiara sempre Yildirim, l’obiettivo di scalare la decima posizione. Il piano aziendale “dichiarato” è quello di “migliorare Taranto Container Terminal sia come terminal di accesso che come hub di trasbordo. Presto inizieremo i nostri colloqui con le maggiori compagnie globali di trasporto container e i servizi di alimentazione per il loro impegno nei confronti di Tct. Miriamo ad incrementare i volumi dei container”. Si conferma quindi, al di là delle promesse di acquisire e di aumentare i volumi di traffico, che anche da parte della società turca il Molo Polisettoriale è una struttura valida per il trasbordo di contenitori nel Mediterraneo e può essere anche sfruttato come terminal di “accesso” (import-export). Nulla di nuovo quindi sotto il sole di agosto! A distanza di 20 anni si confermano le intuizioni del 1998: porto hub di trasbordo con la “possibilità” di sviluppo di porto di accesso per l’import e l’export. Manca però un tassello nel mosaico o nella filiera, come dicono i tecnici, la tessera principale: il mercato! Taranto ha un porto grande con un retroterra asfittico quanto a consumi e/o produzione di beni, pertanto non offre carichi sufficienti per sviluppare traffici portuali di livello, non ha un “mercato” sufficiente per attrarre traffico. Peraltro nella stessa Puglia i porti concorrenti nel traffico merci sono molti (Brindisi, Bari, Molfetta, Manfredonia, Monopoli, Gallipoli ecc.) e tutti su rotte più agevoli. Per scalare il porto di Taranto bisogna percorrere in entrata e in uscita tutto il Golfo di Taranto. Porto hub di trasbordo può essere, come lo è stato, se però ci sono o ci saranno quantità di carichi sufficienti e disponibili. Le aggregazioni dei grandi vettori hanno contratto il mercato, almeno nel Mediterraneo. Porto di accesso di destino o di partenza di merci diverse dalle containerizzate nelle condizioni attuali proprio no! Il mercato non c’è e per attrarre merci in quantità sufficiente a creare traffico di merci da “lavorare” bisogna crearlo o bisogna creare “un surrogato di mercato”. Vale a dire bisogna realizzare un grande centro di lavorazioni e implementazione delle merci: il Distripark con le agevolazioni ipotizzate per le ZES. Le ZES per come ideate e soprattutto per come “disegnate” nei confini e nelle caratteristiche tecnico-amministrative e finanziarie non servono ai bisogni del porto di Taranto. Bisognerebbe resuscitare il progetto Distripark (senza beghe di cortile e amministratori di condominio) organizzato in ogni suo dettaglio con servizi tecnologici adeguati alle diverse tipologie di merci e di lavorazioni e che potrebbe forse giovarsi degli effetti di richiamo, più che dei vantaggi reali di una ipotesi di ZES. Senza questi interventi minimali ancorché di base, con grande sofferenza, ma con facile realismo, devo dire che forse è il caso di rivalutare il progetto di 50 anni fa del Molo Polisettoriale, o come, con termine aggiornato, si dice oggi Multipurpose, come unico futuro ipotizzabile per il porto di Taranto. Ma anche in questo caso bisogna “inventarsi” i carichi e poi i traffici. Ma anche per questi bisogna creare i presupposti infrastrutturali. Il solo transhipment non produce. O si costruisce il “parco di lavorazione” dove simulare il mercato per merci destinate ad altri territori di sicuro distanti da Taranto o la sfida è senza futuro! A meno che i turchi non abbiano il coniglio nel fez”.