Porto di Ancona: nuovi spazi dopo la demolizione dei silos per i cereali

La forte e irreversibile riduzione dei traffici di cereali  dello scalo, l’indispensabile manutenzione ed onerosastraordinaria dei manufatti  (che da una qualificata società, ha stimato essere di circa 7 milioni di euro), e la mancata richiesta del rinnovo di concessione demaniale di Silos Granari Sicilia e di Sai, hanno spinto l’Adsp ad abbattere, per destinare  l’area ad altre attività portuali, i 46 silos   (34 di 28 metri del concessionario Silos Granari della Sicilia srl e 12  di 44 metri di Sai srl) che si trovano alla darsena Marche.

Venerdì scorso intanto si è chiusa, in sede di Conferenza dei servizi, la procedura amministrativa per l’intervento di demolizione che sarà realizzato a carico di Silos Granari della Sicilia attraverso un’azienda specializzata. Oggi, dentro l’impianto, inizia la fase propedeutica all’abbattimento dei silos edificati sull’area in concessione.

“Questa trasformazione è l’evidenza che il porto di Ancona accetta la sfida della modernità e della contemporaneità – ha detto Rodolfo Giampieri, presidente Autorità di sistema portuale -, guarda in faccia l’evoluzione dell’economia e del mercato, che sta crescendo in maniera diversa nello scalo. Il porto cambia e si evolve con il mercato, per continuare ad essere a fianco delle imprese cercando di favorire opportunità per lo sviluppo delle attività portuali e la creazione di nuova occupazione”.

La demolizione dei silos, sarà effettuata per la maggior parte con abbattimento meccanico controllato e con tecnologie innovative con microcariche esplosive, realizzato da imprese specializzate e in giornate programmate,  e  si configura come azione coerente alle previsioni dello strumento urbanistico comunale vigente. La redazione del futuro Piano regolatore portuale, che la legge prevede come competenza dell’Autorità di sistema portuale, sarà naturalmente effettuata con l’intesa dell’Amministrazione comunale e inquadrerà le future previsioni ad uso portuale dell’area all’interno di una più ampia strategia di sviluppo dello scalo.

È stata valutata l’esigenza complessiva dello scalo di disporre di spazi adeguati e dimensionati per sviluppare le tipologie di traffici emergenti o in espansione. Una necessità che troverà una risposta nel prossimo Piano regolatore portuale, che sarà definito dopo la stesura del Piano regolatore di sistema portuale di cui, a breve, sarà affidato l’incarico al gruppo di professionisti che lo redigerà.

Questa trasformazione libererà una banchina complessiva di circa 350 metri, con un retro banchina di 33 mila metri quadrati, che insieme all’area ex Bunge, sulla quale si procede per l’acquisizione, di ben 49 mila metri quadrati, creerà uno spazio complessivo di 82 mila metri quadrati, una vera grande opportunità per lo sviluppo delle attività portuali e per la creazione di nuova occupazione.

“Questa è una scelta ponderata e condivisa – ha affermato il contrammiraglio Enrico Moretti, direttore marittimo delle Marche e comandante del porto di Ancona -, che consentirà al porto di recuperare spazi per l’economia portuale e del territorio”.

Infine, grazie all’impegno delle organizzazioni sindacali, le 13 persone occupate negli impianti sono al centro dell’attenzione per una ricollocazione. Mercoledì si svolgerà un’ulteriore riunione del tavolo sul “Protocollo per la tutela del lavoro nel porto di Ancona”.