Caos Tirrenia: quanto interessa al MIT la sorte dei Pratici di Arbatax?

03.04.2020 -E’ durato due giorni il blocco dei collegamenti con Sardegna, Sicilia e Isole Tremiti deciso da Tirrenia CIN (che svolge in convenzione con lo Stato il servizio di continuità territoriale via mare per le isole)  a seguito del sequestro dei suoi conti correnti richiesto dai commissari della Tirrenia spa in amministrazione straordinaria che  vanta un credito complessivo di 155 milioni di euro.

Tale credito è divenuto esigibile dopo che la Commissione europea si espressa lo scorso 2 marzo sulla legittimità degli aiuti di Stato dovuti alla compagnia per la copertura del servizio di continuità territoriale. Ad imporre un accordo tra i due contendenti, sono stati rispettivamente i ministri  dei  Trasporti e dello Sviluppo Economico, Paola De Micheli e Stefano Patuanelli. L’intesa, che consisterebbe nel sostituire il sequestro dei conti correnti (la liquidità) con quello dei beni (le navi) è giunta nei tempi richiesti dal governo nella serata di mercoledì. 

Il provvedimento dei commissari aveva allarmato tra gli altri anche il Comandante GianGiacomo Pisu, della Stazione Pratici del Porto Arbatax, che in una lettera inviata lo scorso 31 marzo al Ministro dei Trasporti Paola De Micheli e, per conoscenza  anche al Presidente della Repubblica, aveva denunciato il grave stato di insolvenza di Tirrenia CIN nei loro confronti.

 “Con la Presente sono qui a manifestarle – attacca il Pratico del porto sardo –  il disastro economico che i commissari, con questa decisione, hanno creato al nostro servizio di Pilotaggio nel porto di Arbatax, servizio pubblico che non può reggersi se non vi sono entrate”.

“E’ da tempo – sottolinea poi – che palesiamo attraverso gli organi di controllo del Superiore Ministero, da lei diretto, i ritardi nei pagamenti degli Ordini d’introito della Società CIN Tirrenia, ritardi che si sono accumulati per mesi senza che nessun controllo e tutela nei nostri confronti venisse portata avanti. Si è permesso, nonostante quanto disposto dai Decreti Tariffari, pagamento dell’ordine d’introito a 30 gg, che l’Armatore non onorasse i suoi debiti nei nostri confronti”.

“Il servizio di pilotaggio – osserva polemicamente l’autore della lettera – è un servizio pubblico e non può essere fermato ma lo stesso non può essere mantenuto in piedi sul sacrificio economico di chi lo effettua, i piloti e i propri dipendenti”.

Pisu senza mezze misure accusa il MIT, di essere a conoscenza dei fatti e di non aver “mai intimato alla Società armatrice l’immediato saldo dei debiti”, preferendo “far finta di nulla”,  caricando “tutto il costo del Servizio sulle spalle delle Corporazioni e delle Stazioni Pratici del porto”.

Fin qui l’amara realtà descritta dal Comandante Giangiacomo Pisu. In proposito, il presidente dell’Unione Piloti, Vincenzo Bellomo, dichiara: “Le notizie diffuse a gennaio dal sito Unidos.io circa il mancato pagamento delle prestazioni di piloti ed ormeggiatori dei porti sardi – da cui Fedepiloti insieme ad Angopi prese fulmineamente le distanze attraverso una nota stampa – non erano evidentemente del tutto infondate. Ci sfuggono i motivi perché si sia voluta mettere la testa sotto la sabbia, anche se ad onor del vero ci risulta che subito dopo Fedepiloti abbia chiesto ai capi piloti e pratici locali della Sardegna lo stato dei pagamenti per il 2019 non solo degli armatori del Gruppo Tirrenia CIN ma anche del Gruppo Caronte. Purtroppo però io e l’Unione Piloti, che sulla vicenda abbiamo chiesto trasparenza, siamo stati accusati di voler seminare zizzania e cercare pubblicità. Quanto reso noto  dal Comandante Pisu rende giustizia sul fatto che le nostre azioni, le noste critiche, non sono mai strumentali e fini a sè stesse ma mirano a salvaguardare gli interessi della categoria. Mi auguro che tutti quei colleghi che ancora ci guardano all’Unione Piloti con diffidenza lo capiscano una volta per tutte”.