Incidente sul lavoro nel porto di Livorno: Magistratura al lavoro. Ci sono i primi indagati

– notizia in aggiornamento –

31/08/2015 tratto da www.lanazione.it  – Sono una decina le persone indagate dalla procura di Livorno per l’incidente alla nave oceanografica “Urania” del 25 agosto nel quale è morto un marittimo, Gabriele Petrone, 38 anni, mentre 11 suoi colleghi sono rimasti feriti: l’ipotesi di reato è omicidio colposo. La nave, durante un’operazione nel bacino galleggiante ‘Mediterraneo’, si è inclinata e Petrone è stato investito dai materiali a bordo.

 

Sono passati pochi giorni dall’incidente – con conseguenze gravissime – avvenuto all’interno del porto di Livorno in un bacino galleggiante del cantiere Azimut Benetti. Il bilancio è agghiacciante: un morto, dodici feriti e un’intera comunità che non si dà pace per quanto accaduto. Di fronte a un avvenimento con conseguenze così tragiche, di fronte a un incidente avvenuto sul lavoro in una dinamica ancora tutta da chiarire abbiamo preferito evitare, nell’immediatezza della tragedia, di fornire una versione dell’incidente affrettata, informazioni incomplete o errate. 

Tra i primi a portare soccorso, insieme alla Capitaneria di Porto, ai Vigili del Fuoco, anche i Piloti del porto (Salvatore Papandrea e Giuseppe Orrù) che con la loro pilotina si sono avvicinati al luogo dell’incidente coadiuvando le prime operazioni. E l’associazione Unione Piloti intende esprimere pubblicamente il proprio cordoglio per la vittima dell’incidente, Gabriele Petrone, vicinanza ai suoi familiari, ai feriti, ai lavoratori del porto e alla città di Livorno tutta. Si tratta infatti di un episodio gravissimo che ha colpito non solo gli operatori del settore e i lavoratori portuali ma un’intera comunità di cittadini e lavoratori.

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I fatti: mancano pochi minuti alle 19 della sera di martedì 25 agosto. Sono in corso alcuni lavori di manutenzione sulla nave oceanografica Urania, posta in un bacino galleggiante del porto di Livorno. E’ a questo punto che, dalla ricostruzione, forse per un puntello di sostegno che ha ceduto, la nave si inclina di una trentina di gradi, tanto basta per far cadere materiali pesanti che investono i membri dell’equipaggio al lavoro. Urania si sarebbe dunque piegata su un lato rischiando di ingoiare ben tredici persone, tutte al lavoro. Dodici di loro sono riusciti a mettersi in salvo riportando comunque ferite più o meno gravi. Gabriele Petrone invece non ce l’ha fratta. L’elettricista, 39 anni, di Mugnano (Napoli) – quando arrivano i soccorsi è ormai privo di vita. I suoi colleghi vengono invece ricoverati in ospedale con diversi traumi ed uno, un marittimo 45enne, è in gravi condizioni. L’Urania, che viene noleggiata e utilizzata da oltre venti anni dal Cnr per importanti campagne oceanografiche nel Mediterraneo, si trovava in bacino a Livorno per le ultime verifiche, dopo aver effettuato alcuni lavori di allungamento allo scafo nei cantieri Montano.
Le operazioni di soccorso si sono rivelate particolarmente complesse per il pericolo di ulteriori spostamenti della nave e del carico. Sul posto personale della Capitaneria di Porto con motovedetta CP 867, dei Piloti del Porto, Autorità Portuale e Polizia di Stato Sezione marittima.

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Le indagini sono in corso: A seguito di quanto accaduto la procura ha aperto un’inchiesta. Sia la nave che il bacino sono stati posti sotto sequestro mentre è in corso l’acquisizione della documentazione relativa ai progetti di lavorazione della nave. Giovedì mattina si sono svolte le prime operazioni di verifica della parte immersa della nave grazie al lavoro dei sommozzatori dei vigili del fuoco di Livorno. Prua a parte, il resto della nave è sprofondato, così come lo stesso bacino rimasto danneggiato nel corso dell’incidente. Molti sono gli interrogativi senza risposta. In primis: perché Urania e il bacino hanno ceduto? Gli investigatori, guidati dalla Pm Tenerani, sono al lavoro. Sarà invece compito della Asl reperire la documentazione di bordo relativa alla sicurezza e sarà fatta la verifica di tutte le ditte che hanno concorso ai lavori per capire se siano stati svolti a regola d’arte. L’indagine tecnica dovrà poi fornire una risposta a domande come chi abbia messo taccate e puntelli.
Senza sosta dunque le attività di indagine che richiederanno ancora qualche tempo al fine di comprendere la dinamica precisa dell’incidente avvenuto all’interno del bacino del cantiere Benetti. Finché non si sarà in grado di dare risposta alla domanda che tutti si sono posti: perchè, come può essere accaduto?